In questi giorni si sta scavando, nel grande cimitero di Ďáblice nel nord della capitale della Repubblica Ceca. Gli archeologi del Museo della Città di Praga scavano nella nuda terra, dove tutti siamo destinati a tornare, e scavano nella tormentata memoria dell’Europa dei totalitarismi e delle dittature. Dopo 80 anni, ci sono dissidenti e prigionieri politici uccisi dal regime comunista cecoslovacco di cui ancora non sono stati recuperati i corpi, impedendo così di dare loro una onorata sepoltura.
Gli attivisti di varie associazioni dedicate alla memoria storica, tra cui l’Associazione degli ex prigionieri politici 1948-1989 e l’Istituto per gli studi dei regimi totalitari, sono convinti che alcune fosse comuni contengano ancora i resti mortali di vari protagonisti della resistenza contro il regime stalinista.
In particolare le ricerche si stanno concentrando ora sui corpi di tre soldati: Vilém Sok, Miloslav Jebavý e Karel Sabela. Decorati come eroi di guerra nell’ultimo conflitto mondiale, combatterono contro i nazisti in Cecoslovacchia, in Francia e nel Nord Africa. Una volta terminata la guerra, e dopo il colpo di stato comunista a Praga nel 1948, si opposero alla nuova dittatura stalinista, e per questo vennero giustiziati il 18 luglio 1949. Non bastò loro l’eroismo mostrato nella lotta contro il nazismo: il comunismo non poteva accettare alcun oppositore.
I dissidenti semplicemente sparivano. Prima imprigionati, spesso torturati, infine giustiziati e gettati in fosse comuni, senza alcuna comunicazione o informazione alle famiglie. La sparizione dei corpi era parte integrante La convinzione di attivisti, storici e archeologi è che in quelle fosse comuni ci siano ancora decine di corpi da identificare.
Ma a Praga si nutre anche la speranza di risolvere un altro mistero, legato all’uccisione nel 1942 a Praga di Reinhard Heydrich, uno dei più spietati criminali delle SS, nonché tra i principali artefici della “Soluzione finale” e dello sterminio degli ebrei. Interessante la carrellata dei soprannomi affibbiategli negli anni: “il macellaio di Praga”, “il boia”, “il mostro del Fuhrer”, “la belva bionda”, e così via.
Il 27 maggio 1942 un commando di sette patrioti, addestrati e coordinati dai servizi segreti inglesi, riuscì ad uccidere “il macellaio di Praga”. Pochi giorni dopo tutti e sette saranno morti, ma i loro copri non sono mai stati ritrovati. Il fondato sospetto è che siano stati gettati nelle fosse comuni del cimitero di Ďáblice, dove gli archeologici di Praga hanno iniziato a scavare.
Mentre in Europa risorgono lugubri rigurgiti neo-fascisti e neo-nazisti, e Mosca è tornata con le sue armate a fare la guerra contro le democrazie europee, si stanno ancora cercando i corpi delle vittime del nazismo e del comunismo del Novecento. La storia non insegna proprio nulla? E le democrazie liberali hanno davvero esaurito le risorse morali e civili per reagire?
Il marconista di bordo
