La notizia sull’inserimento del nominativo del Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella in una lista di “russofobi” stilata dal Cremlino, ci ha raggiunto in Normandia durante la visita alle spiagge dello sbarco del 6 giugno 1944.
Nel Museo dello Sbarco ad Arromanches-les-Bains o al Centro di Juno Beach abbiamo assimilato con dolore la crudeltà della guerra (come quella inflitta oggi al coraggioso popolo ucraino), ma al tempo stesso la straordinaria spinta alla libertà e all’indipendenza dei popoli occupati (come oggi in Ucraina) da regimi dittatoriali, e l’anelito possente dei soldati e dei cittadini verso l’instaurazione di una pace giusta, durevole, fondata sulla libertà e sui diritti.
Una libertà ad ogni costo per una pace giusta e duratura.
Abbiamo respirato l’atmosfera degli anni precedenti alla guerra, quelli del patto tra il nazismo tedesco e il comunismo russo per spartirsi la Polonia )e le sfere di influenza nell’Europa orientale), quelli dell’arrendevolezza delle democrazie liberali e occidentali che ha spianato la strada al militarismo delle dittature in nome di una pace falsa e ingannevole.
La strada dell’inferno della guerra è lastricata con le pietre di una pace apparente e fallace. Ogni pace ingiusta rischia di essere una promessa di guerre successive, come ci ha insegnato il Novecento.
Cosa sarebbero oggi i cosiddetti “russofobi”?
Sono coloro che stanno dicendo la verità sull’Ucraina, e che non vogliono tornare né all’Europa della Conferenza di Monaco, né a quella del patto Molotov-Ribbentrop, né a quella della terribile della guerra, né a quella del Muro di Berlino.
Quella lista costituisce solo un’attrazione per il”minuto dell’odio” di orwelliana memoria, o costituisce anche una lista di obiettivi?
Se c’è ancora spazio per un sogno politico in quest’epoca di falsità e minacce, noi continuiamo a coltivare la speranza per una Russia più libera, e conseguentemente più pacifica.
Un grande intellettuale russo, Aleksandr Solženicyn, scrisse: “Ed è proprio qui che si trova la chiave della nostra liberazione, una chiave che abbiamo trascurato e che pure è tanto semplice e accessibile: il rifiuto di partecipare personalmente alla menzogna”.
Non per dovere, ma per convinzione si esprime la solidarietà al Presidente Mattarella e ai ministri Tajani e Crosetto.
