La guerra di Trump e Netanyahu all’Iran rende il quadro dell’economia mondiale estremamente incerto, avendo minato la stabilità dei prezzi delle materie prime energetiche. In tal senso, Banca d’Italia ha formulato il 3 aprile scorso le sue proiezioni macroeconomiche relative al triennio 2026-2028 secondo due scenari: il primo ipotizzando i prezzi di gas e petrolio sulla base delle attuali quotazioni di mercato, il secondo immaginando un aggravamento della situazione. Comunque sia, entrambe le previsioni sono peggiorate rispetto alle ultime fornite da Banca d’Italia.
Nello scenario base, il PIL dell’Italia aumenta dello 0,5% sia nel 2026 che nel 2027, mentre nel 2028 si prevede un +0,8%. “Rispetto alle proiezioni pubblicate in dicembre, la crescita del prodotto è rivista al ribasso nel triennio complessivamente per circa mezzo punto percentuale, sostanzialmente per effetto del rincaro dei beni energetici”. In termini di inflazione, l’aumento nel 2026 sarà pari al 2,6% per tornare al livello del 2,0% nel biennio 2027-2028.
Nell’altra ipotesi “si valuta che in tale scenario la crescita del prodotto possa risultare, rispetto alla proiezione centrale sopra descritta, inferiore di circa mezzo punto percentuale nell’anno in corso e per circa un punto nel prossimo”. Questo significa crescita praticamente a zero nel 2026, e recessione nel 2027. Inoltre “l’inflazione al consumo risulterebbe più elevata rispetto alla proiezione centrale per oltre 1,5 punti percentuali all’anno nel 2026 e nel 2027 e per 0,3 punti nel 2028, rispetto alla proiezione di base”.
Anche in termini di investimenti Banca d’Italia rileva il loro rallentamento “in misura marcata”, soprattutto per quanto riguarda il settore dei macchinari e delle attrezzature. Gli investimenti nel settore delle costruzioni potranno invece beneficiare ancora del completamento delle opere previste dal PNRR.
Le conseguenze politiche di tali scenari le tiriamo noi, e non certo Banca d’Italia.
L’esito del recente referendum sulla giustizia ha di fatto aperto una lunga campagna elettorale, dai contorni incerti tanto quanto lo sono i prezzi dell’energia. La sconfitta in un referendum ritenuto pressoché vinto brucia alla maggioranza governativa, e getta una luce diversa sulle prossime elezioni politiche previste, alla scadenza naturale, per la seconda metà del 2027.
Non si è ancora valutato appieno l’impatto sugli elettori italiani della politica pro-Trump e pro-Israele del governo Meloni, soprattutto sulle fasce giovanili dell’elettorato italiano che in maggioranza hanno votato NO al referendum. Se le proiezioni economiche di Banca d’Italia s’avverano, la prossima campagna elettorale si svolgerà all’insegna di un’economia italiana quasi bloccata, se non addirittura in recessione nel caso peggiore. Una situazione molto difficile da gestire per i partiti della maggioranza, che rischiano di presentarsi all’appuntamento delle urne con un bilancio striminzito in termini di riforme, e in una congiuntura di crisi economica in larga parte dovuta alle conseguenze delle guerre di Trump.
