Le elezioni parlamentari svolte in Svezia lo scorso 13 settembre, pur non essendo ancora disponibili i risultati definitivi (al momento sono noti gli esiti del 95% dei seggi elettorali), hanno indicato due partiti politicamente vincitori e uno sconfitto: i due vincitori stanno uno a sinistra e uno nel centro-destra moderato, mentre lo sconfitto è il partito di estrema destra.

Vincono i Socialdemocratici (Arbetarepartiet-Socialdemokraterna) che, nonostante il calo del 2,3% rispetto alle elezioni precedenti, rimangono il primo partito in Svezia, intorno al quale è possibile formare una nuova maggioranza di governo. Dall’altra parte dello schieramento politico vincono i Moderati (Moderaterna), che aumentano dello 0,8% il loro consenso, ma soprattutto riescono a tornare a essere il secondo partito svedese superando gli estremisti di destra dei Democratici (Sverigedemokraterna). I Democratici sono i veri sconfitti delle elezioni: in un continente europeo nel quale l’estrema destra s’avanza con spavalderia, in Svezia perde il 3% rispetto alle ultime elezioni.

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L’attribuzione dei seggi del nuovo Parlamento risulta ad oggi anch’essa provvisoria. Attualmente si prevede una composizione dell’aula ripartita tra Socialdemocratici (100 deputati), Moderati (70), Democratici svedesi (62), la Sinistra (29), Partito di Centro (25), Democristiani (22), Verdi (22) e Liberali (19).

I partiti dell’attuale compagine governativa di centro-destra guidata da Ulf Kristersson hanno perduto, con questa distribuzione dei seggi, la maggioranza assoluta nel nuovo Parlamento. Il governo Kristersson è infatti costituito da Moderati, Democristiani e Liberali, tenuto in vita grazie al determinante voto di fiducia dell’estrema destra. Oggi la somma dei deputati di tutti e quattro i partiti si ferma a 173, sotto la soglia della maggioranza assoluta di 175 deputati.

Il blocco di centro-sinistra, costituito da Socialdemocratici, Sinistra, Verdi e Partito di Centro, possiede sulla carta 176 seggi, e potrebbe realizzare una nuova alleanza governativa. La compatibilità politica tra Centristi e Sinistra è tutta da verificare, e il ritorno della leader socialdemocratica Magdalena Andersson alla guida del governo non sarà semplice e immediata.

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Cosa è successo nella società svedese affinché sia possibile decifrare un risultato in controtendenza rispetto ad altri Paesi europei? Innanzitutto bisogna tener presente il ruolo storico svolto dalla socialdemocrazia in Svezia: negli ultimi 96 anni i Socialdemocratici hanno governato per oltre i tre quarti del periodo storico considerato, diventando un modello europeo di governo.

L’agenda politica in Svezia è ruotata negli ultimi anni intorno al tema dell’immigrazione e della criminalità, attraverso parole d’ordine che hanno consentito alla destra, e soprattutto all’estrema destra, di fiorire dal punto di vista dei consensi e dei crediti politici nelle componenti sociali più allarmate da questi due fenomeni.

Quello che si è verificato negli ultimi tempi è stato un vero e proprio ribaltamento delle priorità politiche della popolazione, riportando i pilastri dello stato sociale svedese a godere dell’attenzione primaria dei cittadini. Sanità e scuola sono tornate ad essere considerate le più importanti questioni politiche del Paese, riportando quindi nuovi consensi al modello socialdemocratico e ai partiti del centro-sinistra svedese.

Le preoccupazioni intorno all’immigrazione e alla criminalità non spariscono, solo che diventano meno prioritarie. E molto probabilmente la politica svedese non rinnegherà comunque le prassi acquisite in questi ultimi anni. Sarà molto probabile infatti che anche la socialdemocrazia svedese, qualora fosse confermata la formazione di un nuovo governo di centro-sinistra, seguirà i criteri restrittivi e rigidi della socialdemocrazia danese, rappresentando così un nuovo modello di gestione dell’immigrazione da parte della sinistra scandinava.