Il 22 ottobre scorso, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha annunciato il conferimento del Premio Sacharov per la libertà di pensiero di quest’anno alla Corte Penale Internazionale (CPI) nel suo complesso, nonché ai suoi funzionari. Questa decisione, di fatto, si configura come uno schiaffo politico e morale ai protagonisti del mondo tirannico e predatorio che vuole riaffermarsi nello scenario internazionale. La cerimonia si svolgerà a Strasburgo nel corso del prossimo mese di dicembre.

Le motivazioni del conferimento del Premio sono state anticipate dalla stessa Metsola ai colleghi parlamentari: “L’Unione europea si fonda sul rispetto del multilateralismo e delle istituzioni internazionali. Con il conferimento del Premio Sakharov alla Corte Penale Internazionale e ai suoi funzionari, il Parlamento europeo riconosce l’importante lavoro svolto dalla Corte nel sostenere il diritto e la giustizia a livello internazionale”.

Multilateralismo, istituzioni internazionali, diritto, giustizia. Sono le parole che plasmano l’identità della nuova Europa uscita dalla guerra ottanta anni fa, e che oggi vengono rimesse in discussione da una concezione delle relazioni internazionali nella quale la potenza (e la prepotenza) si sostituisce alla cooperazione.

La Corte Penale Internazionale è stata recentemente sottoposta a una inedita e violenta pressione da parte dell’amministrazione Trump, che è arrivata a imporre addirittura delle sanzioni contro l’organismo istituito dal trattato internazionale conosciuto come lo Statuto di Roma.

Ciò che colpisce sono soprattutto le parole utilizzate da esponenti politici statunitensi e israeliani. In un comunicato del Dipartimento di Stato americano del luglio scorso, si annuncia “una vasta campagna volta a smantellare la minaccia rappresentata dalla Corte Penale Internazionale (CPI) per la sovranità degli Stati Uniti … La CPI costituisce una minaccia intollerabile per la sovranità degli Stati Uniti”.

Sentendosi sotto minaccia da parte della Corte, la reazione dell’amministrazione americana è molto chiara. Il 9 ottobre scorso il Segretario di Stato ha dichiarato: O la CPI porrà fine alle sue minacce, o noi porremo fine alla CPI. E ci aspettiamo che i nostri alleati – molti dei quali fanno parte della CPI e dipendono dai militari americani per la propria difesa – mettano un freno a questo tribunale che agisce in modo arbitrario. Se non lo faranno, gli Stati Uniti proseguiranno la loro campagna per smantellare la CPI, pezzo dopo pezzo, finché gli americani non saranno più sotto minaccia”.

Il Premio Sacharov per la libertà di pensiero fu istituito nel 1988, e ogni anno viene assegnato dal Parlamento europeo a personalità o ad organismi che si siano particolarmente contraddistinti in uno di questi quattro ambiti: 1) la difesa dei diritti umani e delle libertà fondamentali; 2) la tutela dei diritti delle minoranze; 3) il rispetto del diritto internazionale; 4) lo sviluppo della democrazia e la difesa dello Stato di diritto.

Il Premio è intitolato a uno dei più famosi dissidenti sovietici, Andrei Sacharov. Considerato uno dei padri della bomba all’idrogeno sovietica, seguì un percorso di ripensamento simile a quello di molti fisici nucleari che si sono cimentati nella realizzazione degli ordigni atomici. Divenne un contestatore del regime sovietico in nome dei diritti umani, e per questo lo stesso regime lo esiliò in un ospedale psichiatrico nella città russa di Gorky. Per il regime sovietico, un dissidente doveva essere necessariamente un pazzo. Vince il Premio Nobel per la pace, che ovviamente non potette ritirare. Il nuovo corso imposto da Gorbaciov al sistema comunista russo finì per riabilitarlo, consentendogli di tornare a Mosca. Riuscì a vedere la caduta del Muro di Berlino, ma dopo un mese Andrei Sacharov morì all’età di 68 anni.