Uno dei maggiori registi della storia del cinema, vincitore per due volte del premio Oscar per la migliore regia. Un cast di attori di grande livello. Un romanzo, da cui è tratta la sceneggiatura, che nel 1958 è valso al suo autore il premio Nobel per la letteratura. Un film che nel 1966 ha vinto cinque premi Oscar e cinque Golden Globe. Tutto questo è Il dottor Zivago (1965), recentemente riproposto alla televisione.
Il regista è l’inglese David Lean, che ha raccontato la gloria e la decadenza dell’impero britannico attraverso film indimenticabili come Il ponte sul fiume Kwai (1957), Lawrence d’Arabia (1962), Passaggio in India (1984). Ne Il dottor Zivago narra invece una storia d’amore travagliata nel turbinio della Russia immersa nella Grande Guerra, nella fine dello zarismo, nella rivoluzione bolscevica e nella guerra civile. Si usa parlare di affresco. In effetti è corretto descrivere così una vicenda dal sapore epico, collocata all’interno di uno degli eventi storici che avrebbero sconvolto tutto il secolo.
Il cast è costituito da attori di livello. L’egiziano Omar Sharif interpreta il protagonista principale, quel Jurij Zivago che ha dedicato la sua vita alla professione medica fintantoché le sue poesie non lo mettono in una posizione scomoda rispetto alle parole d’ordine del nuovo regime comunista. La statunitense Geraldine Chaplin, figlia del grande Charlie, recita la parte della moglie Tonja, mentre la splendida attrice britannica Julie Christie è Lara, il grande amore di Jurij. L’inglese Alec Guinness, uno degli attori preferiti dal regista, interpreta il severo ufficiale della polizia segreta sovietica Evgraf Zivago, fratellastro di Jurij. E Rod Steiger, americano, è lo spregevole Viktor Komarovskij, approfittatore privo di ogni moralità, che intende galleggiare sia nella buona società imperiale che nel nuovo regime proletario.
La troupe britannica ha realizzato scene talmente meravigliose da meritarsi i riconoscimenti che le sono stati attribuiti: il direttore della fotografia, gli scenografi e il costumista hanno preso tutti il premio Oscar. Alcune scene colpiscono in modo particolare: la repressione di una manifestazione pacifica da parte dei dragoni zaristi; le feste della borghesia russa alla vigilia della fine dello zarismo; l’ospedale improvvisato dove i soldati feriti al fronte vengono curati dal dottor Zivago; il vecchio palazzo di famiglia occupato dai comunisti; il viaggio in treno verso gli Urali; i villaggi bruciati dagli eserciti contrapposti nella guerra civile; la corsa in slitta nelle immense distese innevate della Russia.
Un capolavoro da rivedere sempre con piacere. E da ascoltare: il Tema di Lara, composto dal musicista francese Maurice Jarre, rimane una melodia che, a distanza di decenni, continua ad affascinare.
