Torniamo a casa, dice la figlia Erika al padre Thomas Mann, un monumento della letteratura tedesca del Novecento, dopo le vicende che hanno colpito la loro famiglia durante il viaggio nella Germania del dopoguerra. Sorridendo, il grande scrittore tedesco le risponde: e quale è la nostra casa? In quella risposta problematica, in quella risposta non risposta, riteniamo risieda il senso del film Fatherland (2026) del regista polacco Paweł Pawlikowski.

Il film viene proiettato nelle sale cinematografiche in bianco e nero, non conosciamo quale possa essere stata l’intenzione e la motivazione di tale opzione da parte del regista, ma si tratta di una scelta molto azzeccata. Nulla meglio del bianco e nero può trasmettere l’atmosfera materiale e morale della Germania del 1949, e del viaggio intrapreso da una celebrità come Thomas Mann, accompagnato dalla figlia Erika, nella sua terra natale da cui si era allontanato all’avvento del nazismo.

Un viaggio sotto il segno di Goethe, il quale sostenne il senso della vita e dell’amore al fatalismo della morte, tipico del romanticismo germanico. Un viaggio finalizzato a ritirare un premio dedicato proprio a Goethe, che consente a Thomas Mann di rivedere la sua madrepatria profondamente ferita dalla guerra, e altrettanto profondamente divisa tra la democrazia a ovest e il comunismo a est. Un viaggio che parte proprio da ovest (Francoforte sul Meno, dove Goethe nacque) e finisce a est (Weimar, dove il grande poeta morì). Un viaggio lungo il quale s’incrociano altri esponenti della cultura tedesca, come Johann Sebastian Bach o Richard Wagner. Un viaggio segnato da un dramma familiare, dai rapporti dialettici tra il padre Thomas e la figlia Erika, e l’inconciliabilità tra il padre Thomas e il figlio Klaus.

Nel dopoguerra quale è la casa per un tedesco come Thomas Mann? La Germania nella quale era nato e vissuto non esiste più. Casa sua sono gli Stati Uniti, che lo hanno accolto e protetto da quando Hitler prese il potere, o una delle due Germanie post-belliche, che si contendono la sua fama e la sua celebrità? Oppure può esistere una casa senza una patria (fatherland)?

Forgiato dalla grande cultura tedesca ed europea, ormai disincantato dalle temperie della vita, Thomas Mann appare un uomo di altri tempi. Quasi un uomo fuori posto, che ancora parla dei valori espressi dalla cultura umanista illudendosi di poter così sagomare la coscienza civile e morale degli uomini, mentre il mondo capitalista e il mondo comunista avviano una nuova pagina della storia umana. Lui stesso declina la pressante richiesta delle autorità comuniste della Germania Orientale di aderire ai loro organismi culturali definendosi un residuo borghese.

La pellicola procede lentamente, sembra seguire più il tempo del pensiero dello scrittore che quello degli eventi storici. Convincente la recitazione del padre Thomas e della figlia Erika: il primo è interpretato da Hanns Zischler, la seconda da Sandra Hüller, entrambi tedeschi.

Il regista Paweł Pawlikowski ha vinto, con questo film, il premio per la miglior regia all’ultimo Festival di Cannes. Ne consigliamo la visione a coloro che apprezzano non solo il cinema d’effetto e d’azione, che vogliono riflettere sulla Germania, e che ammirano uno dei più grandi scrittori europei.