Friedrich Merz non aveva iniziato nel miglior modo possibile la sua esperienza al governo federale. Dopo le elezioni per il rinnovo del Bundestag, il leader dei cristiano-democratici tedeschi si è insediato alla Cancelleria di Berlino dopo una doppia votazione, primo caso nella storia della Repubblica federale: nella prima votazione non aveva raggiunto il quorum per una manciata di voti, segno comunque di un malessere all’interno della compagine governativa tra CDU/CSU e SPD.
Ma prima dell’insediamento, Merz era riuscito a portare a termine una operazione politica e parlamentare di tutto rispetto. Preso atto della straordinaria necessità di grandi investimenti pubblici per affrontare da un lato le nuove minacce alla sicurezza, e dall’altro per stimolare l’economia attraverso la realizzazione di nuove infrastrutture, Merz ha promosso, nel periodo intercorso tra la fine della legislatura precedente e l’insediamento del nuovo Bundestag, l’iniziativa parlamentare di modificare i vincoli costituzionali sul debito pubblico tedesco grazie ad un accordo anche con i Verdi (destinati comunque a rimanere all’opposizione) che gli ha consentito di superare la soglia richiesta dei due terzi dei deputati.
Tutto ciò si quantifica in oltre mille miliardi di euro di investimenti (di cui la metà per il settore della difesa), una massa di denaro estremamente significativa per far ripartire economicamente la Germania e farne il fulcro della difesa europea, almeno per quanto riguarda la componente terrestre.
Ma la principale occupazione, e preoccupazione, di questi primi 100 giorni è stata la politica estera. La guerra in Ucraina, la minaccia russa, il disimpegno americano, la guerra dei dazi, la politica militare di Israele sulla Striscia di Gaza: il nuovo Cancelliere tedesco è stato immediatamente messo alla prova.
Riteniamo che sulla politica internazionale si sia mosso con destrezza. Ha mantenuto ferma la tradizionale politica democratico-cristiana della Germania: solidarietà europea e alleanza con gli Stati Uniti. Ha garantito solidità all’apporto tedesco alle istituzioni europee, ha confermato il rapporto privilegiato con Parigi ed ha accolto con favore la nuova politica del governo di Londra verso l’Europa.
È riuscito a non farsi bullizzare da Trump nella sua prima visita a Washington. E soprattutto non ha abbandonato l’Ucraina: in caso di voltafaccia americano, la Germania si farà carico di non lasciare sola Kiev dal punto di vista degli aiuti militari ed economici. Se Trump non vuole più dare i sistemi Patriot per proteggere la popolazione ucraina dal martellamento aereo e missilistico dei russi, è la Germania che acquista i sistemi anti-missilistici dagli USA e li dà all’Ucraina.
Dopo aver insolitamente, e poco diplomaticamente, dichiarato che a Gaza Israele sta facendo il lavoro sporco per tutti, approvando quindi la lotta di Iel Aviv contro Hamas, nel momento in cui i morti civili palestinesi sono diventati insostenibili e la difesa dell’attuale governo israeliano insostenibile, ha deciso di interrompere la fornitura a Israele di armi che potrebbero essere utilizzate anche nella guerra nella Striscia di Gaza.
In politica interna, la priorità dei primi 100 giorni è stata l’immigrazione irregolare, anche per tentare di arginare l’estrema destra xenofoba dell’AfD. Sono stati rafforzati i controlli alle frontiere del Paese, e sono aumentati i respingimenti dei richiedenti asilo.
A livello parlamentare, prima della pausa estiva dei lavori del Bundestag, si è consumata la prima crisi tra i partiti di governo durante l’elezione di alcuni giudici della Corte federale costituzionale. La candidata appoggiata dal Partito Socialdemocratico (Frauke Brosius-Gersdorf) ha ricevuto il rifiuto del voto da parte di alcuni parlamentari democristiani, la Gersdorf ha finito per ritirare la sua candidatura. Dopo i franchi tiratori nel voto iniziale al governo Merz, i tedeschi hanno conosciuto una seconda caratteristica italiana: le dispute politiche intorno ai giudici.
Nei primi giorni di agosto, i partiti “fratelli” CDU/CSU appaiono nei sondaggi ancora il primo raggruppamento politico tedesco (26% dei consensi) sempre più tallonati dall’estrema destra dell’AfD (24%). Continua il calo di consenso dell’SPD (14%), stabili i Verdi (11%), leggermente in crescita l’estrema sinistra della Linke (11%).
Il marconista di bordo
