L’Italia della ricostruzione post-bellica e della Repubblica, del boom economico e dell’evoluzione del costume civile, sarebbe stata la stessa senza la RAI? Probabilmente no. In questa RAI Pippo Baudo ci ha accompagnato lungo i decenni della storia della televisione e del servizio pubblico conducendo, intrattenendo, dirigendo.
Difficile trovare qualcuno che non abbia conosciuto, o che non abbia mai sentito parlare di lui. Con professionalità e garbo, è entrato nelle case degli italiani per anni, conducendo tra l’altro molte edizioni di una delle manifestazioni musicali più importanti per la RAI e per l’Italia come il Festival di Sanremo.
Pippo Baudo ha incarnato la televisione cosiddetta nazional-popolare, due aggettivi che qualificavano la politica della Democrazia Cristiana, partito a cui è sempre stato vicino: la “politica nazionale” di De Gasperi e il “partito popolare” di Fanfani e Moro.
Difficile separare la RAI e Pippo Baudo, l’una ha beneficiato della professionalità dell’altro, camminando insieme negli anni della nostra vita. Anche lui ha fornito un contributo rilevante a fare della RAI una delle emittenti televisive pubbliche più importanti in Europa.
Pippo Baudo è stato l’espressione di una RAI elegante e non cafona, garbata e non sguaiata, vivace ma non rozza. Una RAI che ha plasmato i costumi, che si è fatta impregnare dalle trasformazioni della società, anticipatrice con misura delle novità, e che ha consentito di lanciare nuovi artisti o di salvarne altri ingiustamente dimenticati.
Mentre si scrivono queste brevi righe in ricordo di un presentatore televisivo che fu molto potente in viale Mazzini, ci ritornano in mente le parole della canzone “Viva la RAI” di Renato Zero.
Pippo Baudo è morto a Roma il 16 agosto 2025. In silenzio, a microfoni spenti.
