La prima edizione del saggio di Thomas Barfield, professore di Antropologia alla Boston University, risale al 2010. Ne ha fatta una seconda nel 2023, edita in Italia da Einaudi. Il suo volume, intitolato Afghanistan. Una storia politica e culturale, è un buon contributo per comprendere le dinamiche di un Paese che è stato definito “la tomba degli imperi”.
La necessità di una nuova edizione è dovuta alla precipitosa fuga da Kabul nell’agosto 2021 del contingente militare americano e degli altri Paesi della coalizione internazionale (Italia compresa) che da venti anni avevano cercato di pacificare e stabilizzare l’Afghanistan. Al corpo della prima edizione, rimasto sostanzialmente inalterato, è stato dunque aggiunto dall’autore un nuovo capitolo contenente le sue considerazioni sugli eventi che hanno portato al ritiro militare e al ritorno al potere dei talebani.
“Gli Stati Uniti erano la quarta potenza mondiale a invadere l’Afghanistan negli ultimi 180 anni con l’aspettativa di trasformarlo, per poi abbandonare il territorio quando quel progetto si era rivelato un peso politico per gli invasori”.
Dunque, nella realtà le potenze straniere che nel corso della storia hanno invaso e occupato il Paese, per ragioni le più diverse tra loro, non avevano subito una sconfitta militare dirimente e decisiva, ma se ne sono ritornati via perché lo sforzo necessario non era più sostenibile, o non più aderente alla politica degli occupanti: “furono i loro governi a decidere che non era più nell’interesse nazionale mantenere truppe nel paese”.
Nonostante tutti i precedenti storici, gli Stati Uniti hanno ripercorso gli stessi errori compiuti dalle potenze precedentemente intervenute in Afghanistan.
Il libro è molto interessante, e intende rispondere a sei domande fondamentali: “Come ha fatto l’Afghanistan, invaso e governato da una serie di dinastie straniere per più di mille anni, a diventare famoso nel XIX e XX secolo come la «tomba degli imperi», dopo aver costretto a ritirarsi sia gli inglesi sia i russi in una serie di guerre? Perché l’invasione americana del 2001 che rovesciò i talebani non innescò immediatamente un’insurrezione nazionale (come accade in Iraq) e, ciononostante, non è riuscita a portare stabilità nel paese? Perché i tentativi da parte straniera di cambiare il governo e le strutture politiche e sociali dell’Afghanistan si sono rivelati così inefficaci? In che modo una dinastia regnante fondata nel 1747 riuscì a mantenere su un popolo così litigioso fino al 1978, e perché dopo di allora lo stato afghano ha incontrato tali e tante difficoltà nel ristabilire un legittimo ordine politico? Perché un paese per il quale il termine «balcanizzazione» è apparso idealmente adatto mostra così pochi segni di disintegrazione come stato nazionale, nonostante le sue numerose divisioni? Come e perché le divisioni della società afghana avvenute dagli anni Venti in poi in fatto di strutture e politiche di governo hanno portato a così tanti periodi di collasso statale?”
Sono domande impegnative, a cui Thomas Barfield dedica molte pagine del suo saggio per individuarne le risposte.
La lettura del libro risulta stimolante e interessante. Coloro i quali sanno che quest’anno ricorre il ventennale della realizzazione ad Herat della Forward Base Support da parte dei reparti logistici dell’Aeronautica Militare Italiana, possono trovare in questo libro un approfondimento politico e culturale di spessore adeguato a capire un Paese lontano, che ha visto una presenza italiana di rilievo negli ultimi decenni.
