Nel romanzo di Jana Karšaiová Divorzio di velluto, edito da Feltrinelli e uscito nel 2022, si racconta il divorzio tra Katarína ed Eugen, o tra la Slovacchia e la Cechia? Tutte e due, in verità. Si consuma un matrimonio forse troppo frettoloso tra i due amanti, forse troppo breve fra i due Paesi.

“La Cecoslovacchia era durata meno di settantacinque anni, non era mai esistita una nazione «cecoslovacca», anche se per aumentare la credibilità del nuovo Stato si era cercato di cavalcare questa idea. La lingua e la cultura slovacca si erano sviluppate più tardi rispetto a quelle ceche, e le due non si erano mai veramente amalgamate. Anche per questo, e per la maggioranza numerica dei cechi che erano quasi il doppio, in Cecoslovacchia gli slovacchi erano economicamente e culturalmente più deboli. Durante il comunismo le divergenze fra le due nazioni si erano più affievolite, il regime rappresentava il nemico comune da combattere per tutti. Ma poi l’avevano sconfitto”.

È un romanzo al femminile, che si sviluppa tra Bratislava, Praga, e l’Italia (Verona e Bologna). Rappresenta una storia di singole protagoniste, ciascuna la sua personalità e la sua esperienza, e tutte coinvolte in legami familiari, amicali o amorosi, ma è anche una storia che la letteratura riesce a rendere emblematica di una generazione di slovacchi.

“Erano nate nel ’78, tutte tranne Mirka, in una Cecoslovacchia comunista appena matura che dopo quindici anni sarebbe morta per vedere sorgere dalle proprie ceneri due stati nuovi, una fenice moderna, gemella ma non troppo, un matrimonio il cui apice sarebbe stato il divorzio, battezzato anche quello di velluto. Come la rivoluzione dell’89, la Rivoluzione Gentile la chiamavano gli slovacchi, di Velluto, ribattevano i cechi”.

Katarína, Veira, Dora, Daniela, Mirka, e poi la professoressa D’Angelo, la madre di Katarína, un universo femminile tenacemente alla ricerca della propria strada nella vita. Ci risulta interessante il modo con cui Katarína ricorda il suo passato (le amicizie, il difficile rapporto con la madre), ma altrettanto interessante è il modo con cui il libro ricorda il passato comunista della Slovacchia: le code per gli acquisti; la festa del Natale in cui Gesù bambino non esiste ma porta comunque i regali; la storia insegnata a scuola secondo i canoni ufficiali del regime. Ma ci sono anche i caratteri controversi della nuova epoca di libertà: laddove Katarína andava a studiare pianoforte ora ci sono due nightclub, dopo la divisione della Cecoslovacchia ha temuto anche di non trovare le medicine per il papà, e la droga (eroina) “era l’ospite d’onore del paese ex comunista, era una novità, una star”.

La conclusione chiude il cerchio: “La vita si sente di più quando si è in pericolo, quando si avverte la minaccia di perderla, la possibilità di fallire. Come con il loro matrimonio. Anche l’idea della Cecoslovacchia era fallita”.