L’ondivaga politica del presidente degli Stati Uniti Trump per reinserire la Federazione Russa di Putin nel “salotto buono” delle potenze mondiali ha generato, lo scorso 17 luglio, un altro effetto politico in Europa: per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale, Germania e Regno Unito hanno firmato un Trattato di amicizia e cooperazione bilaterale.

Non ci sono più solo le cornici istituzionali multi-laterali a perimetrare le relazioni tra potenze che si sono combattute per decenni nel lontano passato ottocentesco e novecentesco. Se Mosca distrugge il fondamento delle Nazioni Unite invadendo il territorio dell’Ucraina (che fu nel 1945 tra i 51 Paesi fondatori dell’ONU, firmatari della Carta delle Nazioni Unite), se Washington non perde occasione per sbertucciare gli Alleati europei dentro la NATO, se i Paesi europei sotto influenza russa reiterano poteri di veto e di interdizione sulle principali azioni politiche dell’Unione Europea, allora i rapporti bilaterali tra gli Stati europeisti riprendono quota e valore. Se i meccanismi sovranazionali vengono costantemente minati dai risorgenti nazionalismi, fautori di decisioni che potrebbero risultare molto pericolose davanti ai nuovi profili delle minacce militari e politiche evidenziate platealmente con l’aggressione alla Repubblica dell’Ucraina (nonostante fosse neutrale nel 2014 e nel 2022), l’europeismo deve trovare anche altre strade per proseguire il suo cammino in un ambiente diventato molto più ostile e più cruento.

Il Trattato tra Londra e Berlino del 17 luglio segue le Dichiarazioni congiunte tra Londra e Parigi dello scorso 13 luglio. L’Europa della difesa e della sicurezza si muove. Molti potranno dire: finalmente. Altri già sostengono: purtroppo. Eppure, lo scenario logorato e corrosivo dell’Europa post-2022 non sta fermando i principali Paesi europeisti, che inseriscono accordi bilaterali nel quadro delle intese vigenti nei consessi multi-laterali dell’ONU, della NATO e dell’UE.

Un altro elemento va sottolineato. Poiché la sfida più grande alle democrazie europee è rappresentata dalla rinascita del nazionalismo imperialista del Cremlino, poiché difesa e sicurezza sono tornate prepotentemente all’ordine del giorno in Europa grazie al nuovo profilo politico russo, non esiste alternativa al potenziamento dell’intesa sulla difesa tra le più attrezzate democrazie europee, anche per contribuire a tenere i nuovi Stati Uniti sulla strada dell’alleanza, dato che ogni tanto tendono a deragliare un po’.

In questo quadro l’intesa con Londra è fondamentale. Qua non ci sono in gioco bizzarre concezioni della burocrazia di Bruxelles, o orgogliose tradizioni isolane. Ogni giorno la distruzione dell’Ucraina continua, e ogni giorno qualche strambo esponente della nomenclatura russa minaccia fuoco e fiamme su tutti quelli che sostengono la resistenza ucraina all’invasore.

Nel campo della difesa e della sicurezza, Londra rientra pienamente nelle intese europee. Non solo NATO, dunque. Faticosamente, il cammino europeista continua.

Il marconista di bordo