Le forti polemiche tra i sostenitori della causa palestinese e i difensori dello Stato d’Israele, intorno all’assegnazione del Premio Speciale della Giuria dell’83° Mostra internazionale del cinema di Venezia al documentario Naza di Yuval Abrahan e Rachel Szor, hanno in parte oscurato gli altri vincitori, nonché scatenato una ridda di dispute all’interno di Israele.
Woman Unknown, film vincitore del Leone d’oro, ci porta nella Danimarca del secondo dopoguerra per raccontare una tragica storia femminile, nella quale la donna si trova in bilico tra una struttura sociale basata sul patriarcato e i livori di una guerra crudele appena conclusa, e delle scelte fatte in tempi terribili. I critici parlano di un film centrato sul corpo femminile, usato durante la guerra e non rispettato dopo. Il film è una co-produzione tra Danimarca, Svezia e Lettonia, ed è diretto dalla regista danese May el-Toukhy. La recitazione dell’attrice danese Mathilde Arcel le è valsa la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile.
Il Leone d’argento – Gran Premio della Giuria è andato al film sudcoreano Ga-neung-han Sa-rang, del regista Lee Chang-dong, mentre il Leone d’argento – Premio per la migliore regia è stato assegnato a liya Khrzhanovsky, regista nato in Unione Sovietica, oggi possiede la cittadinanza tedesca, britannica e israeliana. Al Festival di Venezia ha portato il film DAU la cui ispirazione è tratta dalle vicende dei fisici che in Unione Sovietica lavorarono alla realizzazione della bomba atomica.
Tra i film che vogliamo segnalare un posto d’onore lo ha Wild Horse Nine, una co-produzione tra Stati Uniti, Regno Unito e Cile, diretto da Martin McDonagh. Due agenti della CIA, alla vigilia del colpo di stato in Cile del 1973, vengono trasferiti da Santiago all’isola di Pasqua, dove rischiano di mettere in discussione la missione. John Malkovich, nella parte di uno dei due agenti, ha vinto la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile.
Un altro film interessante da vedere è Ink dell’inglese Danny Boyle, nel quale si racconta l’avventura editoriale del giornale inglese The Sun, rilevato e rilanciato da Rupert Murdoch facendone uno dei tabloid più venduti al mondo.
E infine, Naza. Siamo molto curiosi di vederlo nelle sale cinematografiche, non appartenendo a coloro i quali sono rimasti indifferenti a quanto accaduto nella Striscia di Gaza. Ci commuoverà o ci scandalizzerà. La coscienza democratica degli uomini liberi non è coercibile, e siamo certi che avvertiremo anche tutta la tensione interna alla società israeliana davanti a questa tragedia.
Noi vogliamo coltivare però anche un’altra speranza: quella di vedere il prossimo anno, magari proprio a Venezia, un film prodotto da palestinesi che ci racconti l’efferatezza e la crudeltà di quanto combinato da Hamas sui cittadini ebrei il 7 ottobre 2023. Non è una questione di cerchiobottismo, ma di verità.
