Cento anni fa nasceva a Klagenfurt, in Austria, la scrittrice e poetessa Ingeborg Bachmann. Dopo aver studiato a Innsbruck e a Graz, si laureò a Vienna in filosofia, avviando in quegli anni anche la sua elaborazione di poesie e radiodrammi. Nel 1952 entrò in contatto con il movimento culturale conosciuto come Gruppo 47, in occasione di un congresso degli intellettuali tedeschi che propugnavano la rinascita della cultura tedesca dopo gli anni del nazismo.
Dall’anno successivo si stabili a Roma: l’esigenza di far fronte alle necessità economiche la spinse a redigere articoli dall’Italia per alcuni quotidiani tedeschi, continuando altresì nella sua attività di scrittrice che le aprì spazi di collaborazione, per esempio, con la rivista letteraria Botteghe Oscure, fondata da Marguerite Catani e coordinata come capo redattore da Giorgio Bassani, per la quale tradusse le poesie di Giuseppe Ungaretti. Nel 1957 si trasferì a Monaco di Baviera, dove lavorò come drammaturga presso una rete televisiva. Rientrò definitivamente a Roma nel 1966, dove il 17 ottobre 1973 Ingeborg Bachmann mori nel reparto grandi ustionati dell’ospedale Sant’Eugenio: le cause di quell’atroce morte non sono state mai chiarite del tutto.
Il suo primo radiodramma s’intitolò “Un negozio di sogni”, composto nel 1952 per l’emittente viennese Rot-Weiss-Rot, un racconto fantastico nel corso del quale l’insicuro impiegato protagonista della vicenda entra in un negozio che vende sogni, acquistabili con il tempo e non con il denaro. L’indecisione esistenziale del protagonista fa svanire il suo sogno, e gli lascia inutilmente tanto tempo da vivere. Tra le sue raccolte poetiche si ricordano Die gestundete Zeit (1953) e Anrufung des Großen Bären (1956). Uno dei suoi progetti fu la serie di libri denominata “Cause di morte”. Solo il primo della serie venne pubblicato (“Manila”, 1971), già il secondo (“Il libro Franza”) rimase incompiuto.
La sua è stata una delle voci più interessanti della poesia e della letteratura austriache del Novecento. Vi si ritrovano le note inquiete della denuncia sociale e dell’esistenzialismo, dell’oppressione della società, della violenza, della condizione femminile, del linguaggio, del senso profondo dell’amore. “Se siamo veri, lo siamo di notte, appena stiamo completamente soli”.
Bachmann ha vissuto molti anni a Roma dove, ha scritto “ho udito che al mondo c’è più tempo che intelletto, ma che gli occhi ci sono dati per vedere”, ovvero che sarà l’esperienza di vita a orientarci verso uno sbocco di gioia, più che di conoscenza. È stato scritto che la lettura degli scritti di Ingeborg Bachmann ci porta in un mondo fatto di cenere, che nasconde un mondo di fuoco che arde nascosto. Il fuoco dell’amore. Il fuoco della morte.
L’editore Adelphi ha pubblicato molta produzione letteraria di Ingeborg Bachmann, tra cui si ricorda “Malina”, “Il trentesimo anno”, “A occhi aperti”, “Invocazione all’Orsa Maggiore”.
