Chi ricerca ad ogni costo, in ogni riproposizione cinematografica del meraviglioso romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, la maestria di Luchino Visconti, la bravura di Burt Lancaster e la bellezza di Claudia Cardinale, rischia sempre di rimanere deluso. Ma la serie televisiva Il Gattopardo proposta da marzo 2025 sulla piattaforma Netflix merita un giudizio positivo. Il lavoro è frutto di tre registi: uno inglese (Tom Shankland) e due italiani (Laura Luchetti e Giuseppe Capotondi).
A volte il procedere è lento rispetto ai gusti contemporanei, ma lenta era la Sicilia del 1860. Molti attori hanno calcato non solo i set cinematografici, ma anche i palcoscenici teatrali. E la differenza si vede: gli attori di teatri risultano sempre di una spanna sopra quelli televisivi,
Molto apprezzabile il principe di Salina: Kim Rossi Stuart interpreta adeguatamente il Gattopardo, il suo nobile e pungente scetticismo sulle grandi vicende storiche del tempo, nonché sulle debolezze e le virtù degli uomini. Il sindaco Calogero Sedara, interpretato magistralmente da Francesco Colella, risulta colmo di quella untuosa abnegazione che permeava il sistema amministrativo in cerca di nuova legittimazione nei confronti del nuovo potere garibaldino e, subito dopo, piemontese.
Angelica bellissima, ma è tutto qua. Benedetta Porcaroli invece interpreta con intensità il ruolo della figlia del principe di Salina, Concetta. Tancredi (Saul Nanni) non ci ha dato particolari emozioni.
Ottima la colonna sonora della serie televisiva, nella quale trovano spazio i brani celebri della lirica italiana, la vera colonna sonora del Risorgimento italiano.
Il principe rifiuta a Torino l’offerta del seggio senatoriale nel nuovo Parlamento del Regno, suggerendo la nomina dell’arrivista don Sedara, “l’uomo perfetto per questa nuova Italia”. Quando tornano in Sicilia, in occasione di un ballo, il principe è insuperabile nel sottolineare al neo-senatore Sedara lo stile ormai decaduto della vecchia nobiltà: “Permettetemi un consiglio: i tulipani mai con il frac”. E alla fine del ballo con Angelica, le parole della fine: “Noi fummo i Gattopardi, i leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene”.
