È in corso nella città provenzale di Arles la 56° edizione del festival della fotografia (Les rencontres de la photographie) con il titolo “Arles 2025 – Images indociles”, un appuntamento di rilievo nel panorama internazionale ed europeo della fotografia. Il tema e il significato di questa edizione prende spunto da quanto emerge in questi tempi nel mondo, come ad esempio il ritorno a galla dei nazionalismi, il riaffiorare del nichilismo, la persistenza di gravi crisi ambientali. A fronte di tutto ciò gli organizzatori del festival hanno inteso contrapporre un impegno e un coinvolgimento del variegato mondo della fotografia teso ad esaltare la diversità delle culture, dei generi e delle origini.

La foto-icona del festival vuole interpretare questo senso indomito a piegarsi alle letture dominanti ed egemoni della realtà contemporanea: si tratta di un ragazzino appartenente ad una comunità di aborigeni del Territorio del Nord dell’Australia, in atteggiamento da super-eroe (titolo della foto: “Warakurna Superheroes #1”). I super-poteri immaginati dagli autori della fotografia, Tony Albert e David C. Collins, riguardano non certo la possibilità di volare o di diventare invisibili, ma soprattutto quelli relativi all’aiuto agli anziani della comunità o alla tutela delle radici culturali dei territori.

Numerose sono le sezioni del festival, ciascuna delle quali arricchita da diverse rassegne fotografiche.

Nella prima sezione (Contre-Voix, contro voce) la prima rassegna è dedicata appunto all’Australia (On Country: Photography from Australia) nella quale gli artisti propongono l’uso del mezzo fotografico come strumento di verità, di cooperazione e di autodeterminazione per i popoli aborigeni e per le stesse comunità di coloni dell’immensa isola australiana. La seconda mostra riguarda il Brasile (Futurs ancestraux. Scène contemporaine brésilienne) che, in coerenza con lo spirito “contro” della sezione, vuole denunciare la storica violenza perpetrata ai danni delle comunità afro-brasiliane, indigene e LGBTQIA+. Anche la terza mostra (Brandon Gercara. Du magma dans l’océan) esplora la sostenibilità dell’esistenza di comunità emarginate, mentre la quarta (Caroline Monnet. Échos d’un futur proche) presenta una serie di fotografie che ritraggono donne appartenenti alle popolazioni indigene del Canada.

La seconda sezione (Histoires de familles) raccoglie i lavori fotografici di autrici come le statunitensi Nan Goldin, Keisha Scarville, Erica Lennard, Carmen Winant e Carol Newhouse, la russa emigrata negli USA Diana Markosian, le francesi Camille Lévêgue e Lila Neutre.

Il festival si sviluppa ulteriormente attraverso cinque diverse sezioni: Relectures (quattro mostre), Contes d’archives (quattro mostre), Géométrie variable (tre mostre), Chroniques nomades (otto mostre), e infine Emergences (undici mostre).

Tra conferenze, interviste, premiazioni ed altre attività che si protrarranno fino al 5 ottobre, è stato fatto un primo bilancio relativo alla settimana di lancio del festival (7-13 luglio 2025). I numeri indicano circa 23 mila visitatori nella prima settimana, 531 giornalisti francesi e internazionali, 158 artisti (a cui si aggiungono 84 fotografi per la mostra Yves Saint Laurent et la photographie), 110 eventi pubblici (conferenze, visite guidate, performances, workshops).

Il prossimo anno, che rappresenterà la 57° edizione dei Rencontres d’Arles, si terrà dal 6 luglio al 4 ottobre 2026.