Quale sarebbe stato l’esito mediatico, e di conseguenza politico, del vertice di Ferragosto in Alaska tra il presidente degli Stati Uniti e quello della Federazione Russa è risultato evidente sin dai primi istanti: gli applausi plateali di Donald Trump a Vladimir Putin, mentre questi gli andava incontro camminando sul tappeto rosso steso in suo onore, anticipavano l’indubbia vittoria diplomatica di Mosca.

Non possiamo comprendere cosa sta succedendo se non definiamo i principali obiettivi politici che hanno gli attori di questo confuso e prepotente ritorno all’ordine internazionale ottocentesco, predatorio e imperialista.

1. I due principali obiettivi del presidente degli Stati Uniti sono gli affari e il premio Nobel per la pace, come PaginaEuropa ha già scritto. Gli affari sarebbero fatti, al momento, imponendo dazi commerciali soprattutto ai Paesi alleati, più che ai Paesi nemici. Se alla lunga saranno davvero affari, lo scopriremo nei prossimi mesi.

Ma il chiodo fisso è il premio Nobel per la pace: l’idea che l’abbia conseguito Barack Obama e lui ancora no, sembra non risultargli tollerabile. Che sia una pace giusta o ingiusta, che sia la pace cimiteriale di Gaza o la pace liberticida in Ucraina, che sia una pace predatoria o una pace illusoria, l’importante è assegnarsi una pace rilevante per il premio Nobel.

Gaza sta diventando un problema per tale ambizione: non crediamo sia molto facile convincere i cinque componenti del Comitato del Nobel per la pace, nominati dal parlamento norvegese, di assegnarlo a chi potrebbe avallare la deportazione di qualche milione di poveracci dalla Striscia di Gaza in mezzo all’Africa.

L’Ucraina è la sua vera, grande occasione. Tutti lo hanno capito. Preso atto dell’ambizione alla gloria del presidente degli Stati Uniti, qualunque sia l’oggetto di essa, ciascun attore della guerra in Ucraina cerca di riempire di contenuti di suo interesse la gloria trumpiana.

2. I due principali obiettivi del presidente della Federazione Russa sono la sua riabilitazione nel mondo, dopo i crimini commessi in Ucraina, e una conclusione della guerra da poter sbandierare come una grande, storica vittoria.

Putin è un ricercato dalla Corte Penale Internazionale (CPI) dell’Aja: c’è un mandato di cattura sulla sua testa per crimini di guerra. L’economia russa non naviga certo in buone acque. Dopo anni di guerra e di sanzioni, il fiato è sempre più corto. Nonostante l’accanita disinformazione moscovita e la (legittima) ambizione di essere considerata una super-potenza, il PIL nominale della Russia è inferiore a quello della non certo florida Italia, per non parlare del PIL pro-capite. Ma anche l’andamento della guerra in Ucraina è molto meno trionfante di quanto strombazzato. Le immagini satellitari parlano chiaro. Nel marzo 2022, al momento della sua massima espansione dopo l’invasione, la Russia controllava circa il 27% del territorio ucraino. A luglio 2025 ne controlla il 19%. E l’incremento da settembre 2024, accompagnato da altisonanti annunci di conquiste, è pari ad uno striminzito 1%.

A Mosca chi non vince è un uomo morto. Ai tempi dell’Unione Sovietica risultavano letali i “raffreddori”, oggi invece si precipita facilmente dalle finestre. Comunque sia, dittatori e oligarchi debbono essere sempre vincenti, altrimenti si finisce male.

Insomma, Putin ha bisogno urgente di essere riabilitato e di risalire un po’ la china della sua reputazione. In questo senso Trump costituisce un’autentica ciambella di salvataggio.

3. Il principale obiettivo del presidente dell’Ucraina è la sopravvivenza di un Paese libero e indipendente. Come ha scritto un grande autore contemporaneo Andrei Kurkov, molto seguito da PaginaEuropa, “essere ucraino soprattutto adesso significa essere libero”. Libertà e indipendenza vogliono dire sicurezza dei suoi cittadini e dei suoi territori, libertà di scegliere il futuro immaginato dalla sua popolazione, inventarsi la vita di domani secondo i propri principi e le proprie volontà, scegliersi gli alleati internazionali che crede, modellare le istituzioni e la società secondo i propri valori, vivere in pace al suo interno e con i suoi vicini. Per questo combattono, per questo resistono, per questo dobbiamo aiutarli.

4. I due principali obiettivi degli Europei (UE e altri Paesi del continente) sono la loro sicurezza e il mantenimento di qualche scampolo dell’ordine internazionale basato sul diritto. La loro (ossia la nostra) sicurezza passa attraverso la resistenza all’aggressione dell’Ucraina e il riarmo nei confronti dell’imperialismo militarista dell’attuale potere russo. Affinché sia possibile conseguire questi obiettivi, la collaborazione con l’attuale potere statunitense continua ad essere importante, malgrado le intemerate della Casa Bianca. La recente focalizzazione sulle esigenze della sicurezza dell’Ucraina è un punto fermo che i maggiori leader europei sono riusciti (almeno per ora) ad imporre all’attenzione dei due protagonisti del vertice in Alaska. Finora sembrava quasi che l’aggredito e la vittima fosse la Russia…

Il segretario di Stato americano ha bollato come “sciocchezze” le affermazioni in base alle quali i principali leader europei avrebbero accompagnato Zelensky a Washington lunedì 18 agosto per difenderlo dal bullismo di Trump. Per noi ciò che conta è continuare sulla strada intrapresa: fermezza con Mosca e fronte unito con Washington. Chi crede o auspica la fine dell’Europa, sia tra gli europei che tra gli americani, non ha ancora vinto. L’Europa, magari cigolante e un po’ dispettosa al suo interno, c’è ancora. Forse ancor più di ieri. E passa soprattutto da lei la possibilità di non rassegnarsi alle prepotenze liberticide del “nuovo” ordine ottocentesco.

Il marconista di bordo