Il 2 giugno 1946, un anno dopo la fine della guerra, si tenne il referendum istituzionale in Italia per scegliere tra Repubblica e Monarchia, e si svolse le elezioni per eleggere i deputati all’Assemblea Costituente. Luigi Sturzo, fondatore nel 1919 del Partito Popolare Italiano, fu uno dei protagonisti dell’antifascismo fino a che dovette lasciare l’Italia nel 1924 per andare in esilio prima a Londra e poi a New York.

L’8 giugno 1946, sei giorni dopo il referendum e le elezioni per la Costituente, scrisse dall’America l’articolo di fondo del quotidiano Il Popolo sul significato della scelta per la repubblica del popolo italiano.

La libertà nelle mani del popolo

Il Popolo, 8 giugno 1946

È unanime in America la convinzione che il popolo italiano nel votare per il referendum istituzionale e per l’Assemblea Costituente ha mostrato una maturità democratica che molti gli contestavano. L’esito ottenuto assicura la continuità spirituale e il ritorno politico dell’Italia alla civiltà occidentale, umanistica, cristiana e riafferma del suo popolo lo spirito della democrazia moderna con una tendenza sociale fortemente marcata.

La fine della monarchia dà chiaro significato al ripudio della avventura fascista e delle sue connessioni reazionarie, mentre il voto elettorale con speciale vantaggio per la Democrazia Cristiana, accentua il principio della cooperazione fra le classi sociali in programma riformista con spirito di libertà. Quasi simile significato di riforma e libertà può darsi al voto delle masse operaie socialiste in gran parte affini ai laburisti inglesi, mentre i comunisti, guardando a Mosca restano a mezzo fra la riforma e la rivoluzione di classe. A quest’ala politica estrema che non è nuova in Europa, fa bilancia l’ala destra che pur divisa in vari partiti rappresenta ancora il pensiero e la tradizione liberale radicale ed ha oggi una funzione di minoranza integratrice avendo perduto quella avuta in passato di unica classe politica dirigente. Come nel primo Risorgimento si affermò la classe professionista e borghese prendendo la direzione della vita pubblica, così nel secondo Risorgimento si afferma la classe lavoratrice. Non è questa la dittatura del proletariato auspicata dai marxisti, ma la partecipazione responsabile, diretta e proporzionata del lavoro insieme con le altre classi sociali alla vita del Paese.

Il primo saggio ci dà ancora nel campo della rappresentanza politica un maggior numero di professioni e di cultura in rapporto al lavoro manuale o burocratico, e più uomini che donne. Ciò è naturale in un primo tempo quando gli elettori non hanno avuto la prova sufficiente per dare il loro voto a favore di coloro che sono ben preparati alle cariche rappresentative. Onde da oggi in poi l’educazione politica deve essere generalizzata penetrando in tutti gli strati sociali e per destare quelle vocazioni (la vita pubblica è una vocazione) che mancano dopo un sì lungo periodo di assolutismo e di assenza.

Il popolo ha preferito la repubblica: questo fatto toglie dall’ingranaggio politico una specie di tutela della monarchia che molti invocavano come mezzo di evasione per la mancanza di senso di responsabilità.

Il popolo è divenuto maggiorenne e deve assumere la responsabilità della vita nazionale. La defezione sarebbe una viltà e potrebbe anche essere un tradimento se una fazione volesse imporre un altro (non importa se vecchio o nuovo) totalitarismo.

Oh popolo italiano! La libertà è oggi in mano nostra e nessuno sia dell’interno sia dell’esterno ce la rapirà mai più. Questo è il significato del due giugno 1946.