La delicatezza con cui il regista islandese Baltasar Kormákur, nel suo film Touch (2024), ha trattato i temi fondamentali della nostra vita merita appieno la visione di questa bella pellicola al tempo stesso intensa e intimista. La vecchiaia, la solitudine, la malattia, l’amore, l’abbandono, l’amicizia. Nulla manca dell’esistenza umana nel film di Kormákur, un viaggio nella realtà e nella memoria di due giovani che si ritrovano lungo le strade del mondo.

In una casa isolata di fronte al mare, in Islanda, vive un anziano vedovo. Tutto appare ordinato, ma alcuni segnali interiori lo inducono a consultare il medico. Fatte alcune analisi e svolti degli accertamenti, la diagnosi medica è chiara: demenza senile. Con una raccomandazione formulata di consueto in queste circostanze: se c’è qualcosa di irrisolto nella vita del paziente, si affretti a porre rimedio, perché fra poco tempo non sarà più possibile.

Alla vita e alla vecchiaia del protagonista Kristófer, interpretato da un ottimo Egill Ólafsson, islandese come il regista, viene presentato il conto inesorabile della malattia. A breve non ci sarà più tempo per risolvere ciò che è rimasto in sospeso, va fatto ora, prima che sia troppo tardi. E il tempo stringe anche perché è scoppiata la pandemia del Covid, in pochi giorni tutto si chiude, non si viaggerà più per non si sa quanto. La malattia della mente e la pandemia del virus incombono.

E così il vecchio Kristófer intraprende il grande viaggio della vita, forse l’ultimo, non si può sapere, ma si intuisce che si tratta dell’ultimo che valga la pena fare. Il bisogno è impellente, davvero si avverte la necessità di farlo oltre ogni ragionevole considerazione: la tarda età, lo stato di salute, il Covid in agguato in tutto il mondo. La figlia, Sonja, cerca di convincerlo a desistere, ma lei è solo una voce dell’esistenza che ha vissuto, ciò che lo spinge via è la voce di una vita che non c’è più.

Parte da una gelida Islanda mentre infuria una bufera, e prende l’aereo in direzione Londra. Il sentiero della sua ricerca lo porterà dopo addirittura a Tokyo, e infine a Hiroshima. Incontrerà i suoi ricordi giovanili, in un continuo susseguirsi di flashback sapientemente gestiti dalla regia di Kormákur. E rivedrà con gli occhi della vecchiaia le passioni politiche e gli amori impossibili, le amicizie forti e le difficili convivenze tra civiltà diverse.

Il film inizia tra le acque del mare in Islanda, e finisce lungo le acque del fiume ad Hiroshima. L’acqua è l’elemento primario della vita, ma i sentimenti costituiscono l’universo dell’anima. Una storia che commuove, con un finale struggente nella notte di Hiroshima. Un film per i romantici, e per chi sente vicina la fine della propria esistenza. Un film assolutamente da vedere.