Il 22 maggio scorso Janez Janša, storico capo del Partito Democratico Sloveno (SDS – Slovenska demokratska stranka), è stato eletto dal Parlamento di Lubiana alla carica di Primo ministro. Ha ottenuto 51 voti su 90, e per la quarta volta guiderà il governo della Slovenia, con una alleanza tra cinque partiti di centro e di centrodestra. La coalizione di governo non ha la maggioranza assoluta dei membri del Parlamento, fermandosi infatti a 43 seggi, e l’elezione di Janša è stata possibile grazie al supporto dei deputati del partito di destra Resni.ca.

Janša ha già ricoperto l’incarico Primo ministro da dicembre 2004 a novembre 2008, da febbraio 2012 a marzo 2013, e da marzo 2020 a giugno 2022. Si tratta quindi di uno dei leader più conosciuti del Paese, ancorché un po’ controverso forse anche per l’abilità dimostrata a cavalcare situazioni molto diverse, e a superare indenne politicamente anche un periodo di carcerazione per corruzione.

Dopo le elezioni politiche di marzo scorso e il tentativo fallito del premier uscente Golob di formare una nuova coalizione, il nuovo governo di minoranza è sostenuto dunque dal partito d’ispirazione conservatrice SDS, di cui Janša è il leader, con i suoi 28 deputati. Insieme all’SDS si sono ritrovati i 6 parlamentari dei Democratici (Demokrati. Anžeta Logarja), e i 9 deputati dell’alleanza dei tre partiti Nuova Slovenia (NSi – Nova Slovenija – Krščanski demokrati), Partito Popolare Sloveno (SLS – Slovenska ljudska stranka) e FOKUS, tutti di centro-destra.

La situazione politica della Slovenia si è dunque sbloccata tornando al “tradizionale sicuro”: un governo di centro-destra con un premier ben conosciuto, all’interno e all’estero. Janša viene rappresentato come un ammiratore di Trump, ma in salsa europea: difficilmente seguirà il magnate americano nelle sue campagne anti-europeiste. Tanto che il presidente del Partito Popolare Europeo ha già formulato al nuovo premier sloveno i suoi migliori auguri. L’accordo di programma del nuovo governo prevede il raggiungimento di obiettivi quali la crescita economica, la semplificazione amministrativa e il contrasto alla corruzione.

Secondo la Commissione europea, ii prevede che il PIL della Slovenia aumenterà dell’1,9% nel 2026 e del 2,3% nel 2027, trainato da una forte domanda interna. L’occupazione rimarrà elevata, mentre il tasso di disoccupazione dovrebbe restare basso (3,8% sia nel 2026 che nel 2027). Si prevede che l’inflazione aumenterà nel 2026 a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia, rimanendo comunque leggermente elevata per tutto l’orizzonte di previsione (3,5% nel 2026, e 2,5% nel 2027). È previsto che il deficit pubblico si amplierà, raggiungendo il 3,3% del PIL nel 2026 e il 3,5% nel 2027, mentre il rapporto debito/PIL diminuirà dal 65,7% nel 2025 al 65,1% entro il 2027.

Il marconista di bordo