Quest’anno si celebra un importante anniversario di una delle più grandi scrittrici inglesi ed europee. Jane Austen nacque nella contea dell’Hampshire 250 anni fa, e morì a Winchester nel 1817. Con lei il romanzo divenne un genere letterario maturo per la società dell’alta borghesia britannica nei decenni della sua decisa affermazione sociale, contendendo il ruolo esclusivo ricoperto dall’aristocrazia nelle relazioni sociali del potere inglese.

Figlia di un ecclesiastico, Jane Austen venne educata in casa. Si trasferì a Bath con la famiglia, poi a Southampton, e infine a Chawton, nell’Hampshire, dove scrisse quasi tutti i suoi romanzi, conducendo una vita prevalentemente familiare e casalinga.

Un tema ricorrente nei suoi romanzi è la maturazione di uno spirito romantico attraverso le esperienze della vita. Si ritrova nel suo primo romanzo completo a nostra conoscenza (L’abbazia di Northanger), in uno dei suoi grandi successi (Ragione e sentimento) e nel suo capolavoro (Orgoglio e pregiudizio). Ma non ci sono romanticherie, piuttosto una dose di buon senso e di ragionevolezza che inducono le maggiori protagoniste dei suoi libri a tenere il comportamento più adatto alle circostanze.

Il contesto nel quale prendono forma i suoi libri è quello dell’aristocrazia rurale inglese, al centro di essa si sviluppa l’analisi dei rapporti tra l’individuo (con il suo carattere e le sue diverse sfaccettature) e la società (con i suoi doveri sociali e le responsabilità conseguenti).

Il suo universo è prevalentemente femminile, le sue protagoniste vengono colte nella dimensione quotidiana della loro vita nella provincia inglese.

Le sue ragazze tendono spesso al raggiungimento del loro principale obiettivo: il matrimonio. Solo una lettura superficiale può portare alla conclusione che i romanzi della Austen siano convenzionali. La realtà del mondo femminile, a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento, è quella descritta nei suoi romanzi.

Il futuro della donna era strettamente legato al suo destino matrimoniale, alla sua “sistemazione” con un buon partito. Collocare le sue storie dentro la realtà del suo tempo non significa colorare di rosa le vicende familiari dipanate nella trama dei romanzi, bensì riconoscere i doveri e le opportunità sociali di quell’epoca: fuori da un buon matrimonio, la condizione di vita di una donna risultava molto difficile.

Questo è il destino perseguito dalle sorelle Dashwood in Ragione e sentimento (pubblicato la prima volta nel 1811), o dalle sorelle Bennet in Orgoglio e pregiudizio (pubblicato nel 1813).

Ma sussiste un altro aspetto di grande interesse da sottolineare, tenendo conto che stiamo parlando di una autrice dei primi anni dell’Ottocento. Jane Austen, coerentemente con quanto detto fino ad ora, tratta nei suoi romanzi gli aspetti economici e patrimoniali dei matrimoni progettati, auspicati, realizzati o falliti, senza alcuna remora. C’è una schiettezza nel parlare di questi argomenti che rende indubbiamente moderna la sua autrice.

Jane Austen ci accompagna con riguardo e buone maniere nel suo universo sociale e letterario. Ma ciò che permane del suo spirito e della sua scrittura è l’intelligenza e l’acume con cui penetra i caratteri della vita inglese. Un discorrere elegante, un’ironia sottile, un occhio acuto sulla società aristocratica della campagna inglese. D’altra parte “è una verità universalmente riconosciuta che un uomo scapolo in possesso di un buon patrimonio debba essere in cerca di una moglie”.