Tutta si fa per l’azienda, in questo caso il birrificio Guinness a Dublino. Questa è la morale, molto semplificata, della prima stagione della miniserie televisiva irlandese House of Guinness (2025) diretta dall’inglese Tom Shankland e dalla libanese Mounia Akl, e ideata dall’inglese Steven Knight (lo stesso dell’applauditissimo Peaky Blinders).
Irlandesi e inglesi sono i principali attori della miniserie, nella quale gli irlandesi e gli inglesi sono acerrimi nemici nell’Irlanda occupata dai britannici della seconda metà dell’Ottocento. La storia di una delle famiglie irlandesi più note e abbienti parte dalla morte del vecchio Benjamin Lee Guinness, proprietario del birrificio nonché sindaco di Dublino e parlamentare eletto in città, che lascia una ricca eredità ai quattro figli, tre maschi e una femmina. In realtà ereditano tutto il primogenito (Arthur) e il secondogenito (Edward), lasciando a becco asciutto Benjamin e Anne.
La storia parte con i tre fratelli che sembrano galletti viziati e spacconi: Arthur (interpretato dal nordirlandese Anthony Boyle), una sorta di dandy omosessuale; Edward (interpretato dall’inglese Louis Partridge), tutto compreso nel suo ruolo aziendale e negli obblighi derivanti dal blasone della casata; Benjamin (l’attore irlandese Fionn O’Shea), alcolizzato e drogato. L’unica con la testa sulle spalle appare la sorella Anne (l’attrice inglese Emily Fairn), e forse anche con qualche sincero sentimento nel cuore. Edward si riscatterà negli sviluppi successivi della trama.
Ad essi vanno aggiunti due personaggi chiave dalla parte della famiglia Guinness, protestante e unionista, e altri due dalla parte della Dublino cattolica e indipendentista.
Innanzitutto il tuttofare della famiglia, il risolutore violento e discreto di tutte le magagne nelle quali s’infilano i fratelli: Sean Rafferty, interpretato da un grande James Norton. Un uomo determinato e un po’ insopportabile, violento e spaccone, cinico e affascinante, soprattutto per le donne della famiglia Guinness.
Poi c’è il figlio bastardo Byron Hedges (l’irlandese James Gleeson), nato da una relazione adulterina della madre dei quattro figli ufficiali. Sarà lui che, grazie alla sua intraprendenza e ai suoi legami con i migranti irlandesi a New York, riuscirà a soddisfare le ambizioni commerciali della Guinness in America.
Ma la storia dei Guinness non esiste al di fuori della cruda battaglia in corso tra irlandesi e britannici. E dalla parte degli indipendentisti ci sono i due fratelli Cochrane: lui (Patrick, interpretato dal nordirlandese Seamus O’Hara), irruento e rissoso, privo di cautela e ricco di un incosciente coraggio; lei (Ellen, interpretata dall’attrice irlandese Niamh McCormack), giovane e bella, ma soprattutto assennata e responsabile. Entrambi fanno parte della fratellanza feniana, cattolica e indipendentista.
Tutto per l’azienda, compresi i matrimoni di facciata e di copertura di Arthur e di Edward. Quest’ultimo, il vero artefice della continuità aziendale e dei grandi sviluppi successivi, mostra non solo tutto il carico di finzioni convenzionali e di inganni sociali, ma sinceri sentimenti verso un amore impossibile, che le circostanze e le convenienze seppelliscono sotto una coltre di perbenismo e di affarismo.
Le condizioni di vita degli irlandesi nelle campagne, a distanza di venti anni della terribile carestia che ha mietuto quasi un milione di morti per la fame, rimangono misere, alimentando il fuoco della rivolta. Mentre l’aristocrazia unionista vive in un mondo a parte: gli stessi Guinness, proprietari del castello di Ashford nella contea di Galway, non hanno mai messo piede nel povero villaggio vicino.
Questa è la prima stagione della serie televisiva. Per come si conclude, è pressoché certa l’uscita di una seconda.
