Chi ha meno di trent’anni non ha mai visto cosa sia stata l’Irlanda del Nord dalla fine degli anni Sessanta al 1998, anno in cui venne firmato l’accordo del Venerdi Santo tra il governo del Regno Unito, quello della Repubblica d’Irlanda, e la maggior parte dei partiti politici presenti in Irlanda del Nord, che chiuse trent’anni di scontri e repressioni, terrorismo e rivolte. “The Troubles”, come allora vennero chiamati, è il titolo di una mostra fotografica organizzata a Pordenone fino a metà aprile.
Il fotografo e giornalista francese Patrick Frilet arrivò a Belfast nel 1973, per insegnare la lingua francese nelle scuole e per svolgere una ricerca sugli impatti dei conflitti sulle generazioni più giovani. Ne scaturì, tra l’altro, un interessante patrimonio fotografico che testimoniò la vita difficile dei nord-irlandesi nella prima metà degli anni Settanta, soprattutto per quelli di fede cattolica.
Furono quelli gli anni più duri degli scontri tra cattolici e protestanti, tra nordirlandesi indipendentisti e nordirlandesi unionisti, tra il nazionalismo irlandese e l’unionismo britannico, tra il terrorismo dell’IRA e la repressione militare inglese. Patrick Frilet si immerse nei quartieri cattolici di Belfast, e rese testimonianza con la macchina fotografica della vita quotidiana che vi si conduceva, tra le barricate di rivoltosi e i giochi di strada dei bambini, tra i blindati dell’esercito britannico e i balli dei fanciulli.
Le quasi quaranta fotografie in mostra ci riportano sulle strade di Belfast all’epoca dei Troubles, dove le mura crivellate di proiettili costituiscono lo sfondo degli svaghi dei ragazzini, in una condizione ambientale sospesa tra la paura della violenza negli scontri tra cattolici da un lato e protestanti spalleggiati dall esercito britannico dall’altro, e la voglia di vivere soprattutto dei più piccoli. Una violenza nera come il colore delle mura dopo lo scoppio delle bombe o il diffondersi del fumo degli scontri.
La ricerca di Frilet sugli effetti della violenza sui più giovani si riflette negli obiettivi della sua opera fotografica, incentrata soprattutto sui ragazzini. Ma dopo il lavoro presentato a Pordenone sugli anni Settanta nordirlandesi, si annuncia un nuovo progetto futuro: tornare a Belfast per ritrovare quei ragazzini oggi diventati adulti, e tornare a fotografarli per ricercare nei loro volti e nella loro luce le tracce di una pace che resiste da tre decenni.
