La miniserie franco-belga Estate ’36 (2026) indica l’anno e la stagione nella quale si svolge la trama di un’opera riconducibile ad un consolidato genere “giallo”, intrigante per i molteplici intrecci che si dipanano nei diversi episodi, coinvolgente per il ritmo sostenuto, affascinante per l’ambientazione. Un “giallo” stile Agatha Christie la quale, pur essendo nata in una cittadina del Devon (nel sud-ovest dell’Inghilterra), inventò un investigatore belga che non avrebbe sfigurato in questa miniserie.
A dire il vero sono molti i riferimenti, o quanto meno le comunanze con l’autrice inglese: il periodo (gli anni Trenta del Novecento); la località in cui si svolge la storia (Nizza e la Costa Azzurra, dove tra l’altro ambientò un suo libro); il luogo del delitto (un lussuoso albergo alla moda come l’Hotel La Riviera); l’intreccio di vicende criminali con storie familiari, ereditarie, sociali, passionali. C’è pure un piccolo cammeo, nell’ultimo episodio, dove appare una copia del libro Assassinio sull’Orient Express, che effettivamente uscì nel 1934, ovvero due anni prima di quell’agosto del 1936 in cui sono ambientate le vicende della miniserie.
Non è un periodo qualunque per la Francia, e l’eco della storia politica e sociale di quel tempo fa da sfondo a tutti gli episodi. È la Francia del socialista Léon Blum, diventato Presidente del Consiglio dei Ministri il 4 giugno 1936 dopo la vittoria elettorale del Fronte Popolare. Le rivendicazioni sindacali sono energiche e pressanti, le donne non vogliono avere più un ruolo subalterno nell’ordinamento sociale e familiare, l’area dei diritti si intende ampliarla sempre più (lotta allo sfruttamento minorile nelle fabbriche, diritto alle ferie, ecc.). E c’è anche la Francia della reazione padronale, delle suggestioni fasciste, delle aderenze con la Germania in cui i nazisti sono andati al potere tre anni prima. Ma quell’estate fu la stagione in cui scoppiò la guerra civile spagnola (luglio 1936) le cui vicende accesero, a favore di una o dell’altra parte, le passioni politiche del continente europeo, compreso quelle latenti nei protagonisti della miniserie.
“Quando il mondo è in fiamme, c’è qualcosa di più importante che servire champagne a un pugno di clienti viziati” dichiara uno dei protagonisti. Questa è la morale dell’opera. Ma Estate ’36 non è comunque una serie “politica”, rimane saldamente sui binari del “giallo” da risolvere, dell’assassino da arrestare, ma riesce a restituire una ambientazione storica e civile ben fatta, che contribuisce a rendere ancor più credibile tutta la trama. Solo qualche volta l’irruenza di un sindacalista appare un po’ troppo fuori luogo e sopra le righe.
Due sono le idee che ci portiamo a casa dopo la visione di Estate ’36. La prima riguarda la rinnovata riproposizione della differenza tra giustizia penale e giustizia morale, tra ciò che si può provare e ciò che è davvero accaduto, tra l’esito che la polizia decide di accettare e la verità che gli stessi poliziotti sono convinti di conoscere. In qualche caso un piccolo particolare fino a quel momento trascurato salva un innocente ingiustamente incarcerato, in un altro caso un uomo abietto finisce in carcere per un delitto non commesso (ma moralmente ci sentiamo comunque contenti proprio perché abietto), in un altro ancora una donna rimane in libertà nonostante sia colpevole del delitto (e noi ci sentiamo anche in questa circostanza moralmente soddisfatti perché gli uccisi se lo meritano e la donna ci sta simpatica). Questa idea è molto cinematografica, non è certo escluso che accada pure nella realtà, ci fa comprendere come la giustizia penale possa essere fallace e imperfetta, e come la giustizia morale informi i giudizi della nostra coscienza, ma rimane comunque un’idea un po’ troppo pericolosa per l’amministrazione giudiziaria.
La seconda idea ruota introno alle donne. Sono loro le vere protagoniste della miniserie, soprattutto quelle quattro che segnano principalmente la trama: Blanche (interpretata dalla francese Julie de Bona), figlia dell’industriale Henri Pontavice-Caron nonché amante del procuratore Adrien Jacquart; Eugénie (l’attrice franco-marocchina Sofia Essaïdi), sorella di Blanche ed ex fidanzata dello stesso procuratore di cui è amante la sorella; Giulia (la francese Nolwenn Leroy), governante dell’Hotel La Riviera; Léonie (l’attrice francese Constance Gay, a nostro giudizio la più espressiva di tutte), ausiliare di polizia distaccata a Nizza, nonché sorellastra di Giulia.
Alla fine l’arcano si svela, i criminali individuati (anche se non proprio tutti arrestati), molti dissidi familiari e d’interessi si ricompongono. Finale con i fuochi d’artificio per tutti. Una serie da vedere.
