Ottanta anni fa, americani e russi combattevano uniti contro la Germania nazista. Oggi, trumpiani e putiniani applaudono uniti le fortune elettorali degli eredi nazistoidi di quella Germania, ovvero l’estrema destra di Alternative für Deutschland (AfD). Qualcuno crede ancora che sia certo un futuro per l’Europa fatto di libertà, solidarietà, diritti umani?
I risultati delle elezioni nel land della Sassonia-Anhalt hanno sconvolto la Germania. L’esito ha perfettamente corrisposto ai sondaggi tenuti nei giorni precedenti. La domanda che ci vogliamo fare è la seguente: in Sassonia-Anhalt siamo oggi come in Germania nel 1933?
Nel marzo 1933 il partito nazista ottenne in Germania il 43,9% dei voti, nel settembre 2026 l’AfD ha ottenuto in Sassonia-Anhalt il 43,8%. Non ci colpisce tanto la sorprendente coincidenza percentuale, quanto il dato politico che appare dietro a essa: né i nazisti a livello nazionale nel marzo 1933, né gli estremisti dell’AfD a livello di land nel settembre 2026 hanno raccolto la maggioranza assoluta dei voti, ed entrambi non hanno ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi. Come Hitler potette assumere il potere prima, e i pieni poteri dopo, esclusivamente grazie alla disponibilità di altri partiti a collaborare con lui, così oggi gli estremisti nazistoidi potranno accedere al potere in Sassonia-Anhalt solo se altri raggruppamenti politici glielo consentiranno. Come il partito nazista ottenne nel marzo 1933 i maggiori successi nelle regioni orientali della Repubblica di Weimar, così oggi l’AfD è il primo partito nei lander orientali della Repubblica Federale Tedesca.
Un altro elemento che non può essere derubricato a semplice coincidenza è la corrispondenza tra i territori controllati dal regime comunista tedesco a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e i territori dove l’estremismo di destra raccoglie oggi i suoi maggiori consensi. Vogliamo andare controcorrente nella valutazione di questa presunta “coincidenza”: la vittoria dei nazistoidi sassoni non ci appare come una reazione contro il comunismo (peraltro finito più di trent’anni fa), quanto come una eredità. L’impronta militarista prussiana, che ha impregnato per secoli i territori orientali della Germania, fu ereditata dal regime comunista della Germania Est, e permea oggi i lander orientali della Repubblica Federale.
Molte sono le differenze con gli anni più neri del Novecento. Non c’è il clima di violenza e di intimidazione collettiva come negli anni Trenta, i valori della democrazia liberale sono ancora forti, la gravità della crisi economica della Repubblica di Weimar, e in particolare dell’inflazione, non è nemmeno paragonabile a quella di oggi. Ma i germi per una grave patologia politica ci sono tutti.
Sostituite l’ossessione antisemita con l’ossessione contro gli immigrati, sostituite il concetto di “deportazione” con quello di “remigrazione”, ricordate il disprezzo verso i partiti politici, rammentate l’esaltazione della razza ariana nel momento in cui ascoltate le proposte dell’AfD sulla separazione dei disabili dalle aule degli altri ragazzi “normali”, e guardate se sopra Berlino non si stiano addensando neri e cupi nuvoloni.
Con una raccomandazione: non dimentichiamoci che l’arrendevolezza dei partiti democratici contribuì ad aprire la strada ai totalitarismi del Novecento. Non abbiamo nessuna voglia di ripercorrere le stesse strade.
Il marconista di bordo
