Quest’anno è stato celebrato, dalla fine del mese di luglio alla fine di agosto, il 150° anniversario del Festival di Bayreuth, una manifestazione musicale dedicata come noto al celebre compositore tedesco Richard Wagner. Eventi, concerti, e soprattutto opere liriche. Il 26 luglio si è tenuto l’evento commemorativo intitolato “Voci in silenzio”, e su questo intendiamo soffermarci perché si parla di Wagner, di Bayreuth, di Germania, e di antisemitismo.
Le “Voci in silenzio” sono quelle degli artisti ebrei, e del discorso celebrativo era stato incaricato Michel Friedman, giornalista pubblicista tedesco di origini ebraiche. Dopodiché gli organizzatori del Festival annullano l’evento, per dichiarate ragioni di sicurezza. Parlare oggi di Wagner e di antisemitismo è sembrato dunque una questione non solo storica o culturale, ma si è temuto che potesse diventare un problema di ordine pubblico. A tanto siamo arrivati, dunque, in Germania?
Polemiche a non finire, tra indignazioni e preoccupazioni. Poi il Festival ingrana una seconda retromarcia: l’evento commemorativo viene di nuovo inserito nel programma, e il discorso di Michel Friedman pure. Se volevano attrarre un’attenzione spasmodica su temi così delicati storicamente (Wagner e il nazismo) e ideologicamente (razzismo e antisemitismo), ci sono perfettamente riusciti.
Friedman ha infilato il dito nella piaga delle ambiguità e delle reticenze. Nella storia del Festival di Bayreuth le si possono ritrovare più volte, legate al fascino che la musica wagneriana suscitava in Adolf Hitler. Quando il Festival venne rifondato nel dopoguerra, nel 1951, la famiglia Wagner non gradiva le discussioni politiche su temi quali il nazismo e l’antisemitismo, giustificando la volontà di distrarre l’attenzione solo sulla musica ricordando un motto tratto da I maestri cantori di Norimberga: “Qui regna l’arte”. Su questo Friedman è stato chiaro: “Con quanto amore si parla della Collina Verde [è il nome del rilievo su cui è stato eretto il teatro d’opera di Bayreuth, ndr], nella speranza che nessuna veda la terra bruna che si cela sotto di essa”.
La democrazia non è scontata, ha detto Friedman, i suoi nemici possono tornare al potere in Germania. Non è un problema di valore della musica di Wagner, ma di difesa dei valori della democrazia. Si è riferito anche al voto in Sassonia-Anhalt, dove la destra estrema di Alternative für Deutschland (AfD) è in testa ai sondaggi. Agli elettori che amano solo lamentarsi ha detto: “Devono votare democraticamente per poter continuare a lamentarsi pacificamente domani”.
Friedman ha perso 50 membri della sua famiglia a causa dei nazisti. Li conosce bene, dunque, e ha ribadito che l’odio per gli ebrei, per i musulmani, per le donne, per gli omosessuali, sono una cosa sola, ovvero l’odio per l’umanità. Le dittature non disprezzano le persone, perché non le vedono neanche. “La vita degli ebrei in Germania non è mai stata così in pericolo dal 1945 come lo è oggi”.
Così ha parlato Michel Friedman, nel 150° anniversario del Festival di Bayreuth. Dopodiché spazio alla musica: la IX Sinfonia di Beethoven e le opere liriche di Wagner (Rienzi, L’oro del Reno, La Valchiria, Sigfrido, Il crepuscolo degli dei, Parsifal, L’Olandese volante).
