L’intreccio d’affari tra la famiglia Trump e gli oligarchi russi si arricchisce di un fatto, tra quei pochi che sono emersi pubblicamente. Il 23 maggio scorso il figlio del presidente, Don Trump junior, dopo aver sposato due giorni prima la modella Bettina Anderson, ha festeggiato il matrimonio a Little Pipe Cay, nell’arcipelago delle Bahamas. A noi tutto ciò non interesserebbe per nulla se non ci fosse la notizia che a pagare una parte significativa dei costi della cerimonia è stato un oligarca russo vicino al presidente Putin, Umar Kremlev.

In perfetta coerenza con l’attuale stile del Cremlino, Umar Kremlev è presidente dell’International Boxing Association, un’associazione internazionale del pugilato dilettantistico. L’11 marzo 2020 il presidente Putin gli conferisce la medaglia dell’ordine “Al merito della Patria”, mentre il 23 aprile di quest’anno lo ha insignito dell’onorificenza russa dell’ordine dell’Amicizia. Kremlev sarebbe implicato intensamente nelle attività del movimento russo “Patria sana”, un’organizzazione sanzionata dal governo di Kiev in quanto accusata di essere coinvolta nel trasferimento di bambini ucraini dai territori occupati sotto il pretesto della “riabilitazione”.

Di tutti i matrimoni che si celebrano nel mondo, un oligarca del presidente Putin va a pagare proprio quello del figlio del presidente Trump? Oppure la famiglia Trump sarebbe così a corto di liquidità da necessitare il sostegno finanziario di un caro amico come l’oligarca del Cremlino?

“È stato un regalo di nozze straordinariamente generoso da parte di un amico, qualcosa per cui eravamo – e rimaniamo – incredibilmente grati” ha scritto la moglie Bettina Trump, dopo che la notizia è stata recentemente diffusa dal sito web d’investigazioni ProPublica.

Tutto torna perfettamente. Sono affari di famiglia. Il genero del presidente Trump, Jared Kushner, marito di Ivanka Trump, nominato dal suocero come “inviato speciale degli Stati Uniti per la pace”, ha recentemente dichiarato: “Se l’Ucraina accettasse di cedere i territori richiesti da Putin, avremmo già un accordo”. Ma guarda che guastafeste sono questi ucraini, verrebbe da concludere, stanno ancora lì a difendersi dagli invasori russi. Che seccatori.

Scrive il presidente Trump, tra un tiro e l’altro nel suo golf club in Irlanda, il 13 settembre scorso: “Il signor Zelensky deve fare una cosa. Deve smettere di colpire il diesel in Russia. Può attaccare altri obiettivi, ma non il diesel, perché sta provocando una carenza di gasolio. Non colpite il diesel, perché questo danneggia il mondo”. E continua: “L’aumento del prezzo del diesel a livello mondiale è causato principalmente dalla guerra tra Russia e Ucraina, non dall’Iran”. Insomma, sarebbe colpa degli ucraini se il prezzo degli idrocarburi sta salendo alle stelle, non della fallimentare guerra all’Iran.

Intanto: 1) continuano gli “strani” incidenti nelle fabbriche europee che producono materiale bellico per l’Ucraina; 2) continuano a volare “strani” droni sui cieli dei Paesi europei della NATO; 3) continuano i bombardamenti russi contro le infrastrutture civili in Ucraina. “Qui, nell’estremo nord dell’Europa, si può vedere quanto sia a rischio la pace in Europa. Non posso che esortare tutti noi a prendere sul serio questa minaccia” ha detto il cancelliere tedesco Merz. Tra missili e confetti.

Il marconista di bordo