Pubblichiamo integralmente il discorso tenuto dal nuovo senatore del Texas James Talarico, tenuto subito dopo la sua vittoria nelle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Il suo successo è emblematico della svolta politica che ha portato il Partito Democratico a conquistare la maggioranza in entrambi i rami del Congresso americano.

Si tratta di un discorso improntato ai valori e alle suggestioni della sua fede cristiana, rappresentativo di un’America che non vuole rassegnarsi all’odio, alla divisione, e all’imperio della ricchezza. Un discorso quasi da “candidato presidenziale”.

Il discorso della vittoria del nuovo senatore del Texas, James Talarico

Austin, 4 novembre 2026

Grazie. Grazie. E grazie a tutti voi per essere qui: abbiamo appena riconquistato il Texas.

Abbiamo dimostrato che tutto il denaro del mondo non può nulla contro il popolo del Texas. Abbiamo dimostrato che una politica basata sulla divisione non può nulla contro una politica basata sull’amore. E abbiamo lanciato un messaggio a ogni miliardario, a ogni mega-donatore, a ogni difensore corrotto di questo sistema politico ormai guasto: in questo Stato, in questo Paese, il potere appartiene al popolo.

Mi viene in mente quel racconto delle Scritture che parla di un giovane pastore che sfida un gigante.

Per 40 giorni, Golia provoca e schernisce. Il giorno dello scontro, si presenta con un’armatura completa. È così carico di armi che ha bisogno di tutto l’apparato di Washington, D.C. Davide non era grande né forte quanto Golia. Non aveva tante armi, ma aveva la speranza. Aveva la fede e aveva una fionda. Voi siete stati la mia fionda. Il popolo del Texas è stato la mia fionda. E stasera, proprio stasera, abbiamo sconfitto Golia.

Le Scritture mi hanno insegnato – e la mia stessa vita me lo ha confermato – di scommettere sempre su chi parte svantaggiato.

Prima di diventare un politico, ero un insegnante nella scuola pubblica. Insegnavo lettere alla Rhodes Middle School, nella zona ovest di San Antonio. E, come dico sempre, insegnare alle scuole medie è la migliore preparazione per la politica.

La zona ovest è un quartiere bellissimo e ricco di storia. È anche una delle aree più povere dell’intero Stato del Texas. Ogni giorno, i miei studenti lottavano eroicamente per superare un sistema truccato. I miei ragazzi non erano solo giovani studenti: erano sopravvissuti, sognatori, combattenti. Lo vedevo nei loro occhi, ogni singolo giorno. Questa determinazione incrollabile, questo spirito indomito.

Crescendo, ho visto quello stesso spirito combattivo in mia madre. Figlia di un predicatore, originaria di Laredo, se n’è andata di casa a 19 anni. Si è trasferita ad Austin, dove ha conosciuto il mio padre biologico; di fronte agli abusi, lei ha risposto con tutto l’amore di una madre. Ha caricato le nostre cose sulla sua piccola Ford Escort e mi ha portata nell’hotel in cui lavorava.

Ha implorato il direttore di lasciarci stare in una delle stanze, finché non abbiamo trovato un appartamentino a East Austin. Non c’era spazio per una cameretta, così dormivo in una culla dentro il suo armadio. E lei ne andava così fiera, di quell’armadio: lo aveva decorato con immagini e giocattoli. Nessuno avrebbe potuto dirle che non era una vera cameretta.

Puntate sempre, sempre su chi parte svantaggiato.

In questa corsa, eravamo noi gli sfavoriti. Ci siamo scontrati con quasi 40 anni di dubbi e disillusione.

Abbiamo affrontato oltre 300 milioni di dollari, una cifra superiore a quella di qualsiasi altra campagna per il Senato nella storia americana. Abbiamo resistito a una pioggia di annunci negativi, campagne diffamatorie, bot stranieri e deepfake creati con l’intelligenza artificiale: tutto ciò che il denaro può comprare.

Questi attacchi sono stati gli ultimi latrati di un establishment ormai al tramonto. Il rantolo di morte di uno status quo che sa di avere i giorni contati. Hanno giocato sporco perché erano disperati, ma noi non abbiamo mai perso la speranza. Non abbiamo mai perso la fiducia.

E, nonostante l’enorme dispendio di denaro dei nostri avversari e le scarse probabilità di successo, ci siamo ripresi il nostro potere.

Puntate sempre, sempre sugli sfavoriti. Abbiamo costruito un movimento come non se n’erano mai visti in questo Stato.

Abbiamo unito i texani, provenienti da ogni estrazione e credo, in un’unica squadra pronta a sfidare un sistema politico corrotto e ormai logoro. Chi votava per la prima volta, chi ha sostenuto Trump per tre volte, lavoratori provenienti da ogni angolo dello Stato: persone stanche, pronte al cambiamento.

Questa vittoria è dedicata a tutti gli ‘sfavoriti” che erano stati dati per spacciati e lasciati indietro. È per ogni insegnante e ogni infermiere, per ogni agricoltore e ogni allevatore, per ogni giovane che cerca di acquistare una casa, per ogni genitore che fatica a mettere il cibo in tavola. Questa vittoria è per ogni texano che, almeno una volta, si è chiesto se qualcuno lo stesse ascoltando.

lo vi ho ascoltato, noi vi abbiamo ascoltato, e stasera il mondo intero vi ascolta.

Ai texani che hanno sostenuto questo movimento: sono profondamente onorato dalla vostra fiducia e lavorerò ogni giorno per meritarla. E ai texani che non mi hanno votato: sarò anche il vostro senatore.

Vi servirò sempre. Lotterò sempre per voi. Questa vittoria non riguarda il Partito Democratico o il Partito Repubblicano; è qualcosa di molto più grande.

C’è qualcosa che non va in America. Il nostro sistema economico è guasto. Il nostro sistema politico è guasto. Persino i rapporti tra di noi sembrano incrinati.

E questo perché le persone più potenti del mondo vogliono che sia così.

Mio nonno era un predicatore battista nel sud del Texas. E quando ero piccolo, mi disse che noi seguiamo un rabbino a piedi nudi che ci ha dato due comandamenti: amare Dio e amare il prossimo, perché non esiste amore per Dio senza amore per il prossimo.

Ogni singola persona porta in sé l’immagine del sacro. Ogni singola persona è sacra. Non solo il mio prossimo che mi somiglia. Non solo il mio prossimo che prega come me. Non solo il mio prossimo che vota come me. Sono chiamato ad amare tutto il mio prossimo come amo me stesso.

Perché, nonostante le nostre differenze, desideriamo tutti le stesse cose. Un quartiere sicuro, un buon lavoro, una scuola pubblica di qualità e ben finanziata, e la possibilità di rivolgersi a un medico quando ne abbiamo bisogno.

Ma i miliardari che possiedono gli algoritmi dei social media, che controllano le reti televisive, che tengono in pugno i politici che si scontrano sui nostri schermi … loro vogliono che ci sbraniamo a vicenda. Vogliono che ci concentriamo su ciò che ci divide, anziché su ciò che ci unisce. Vogliono che guardiamo a destra e a sinistra, verso chi ci sta accanto, invece di guardare in alto, verso di loro.

La vera battaglia in questo Paese non è tra destra e sinistra, ma tra chi sta in alto e chi sta in basso. Chi occupa le posizioni di vertice si impegna a fondo per mantenerci arrabbiati e divisi, perché la nostra unità rappresenta una minaccia per la loro ricchezza e il loro potere.

Lo abbiamo visto in questa campagna elettorale. Lo abbiamo visto in ogni spot denigratorio finanziato dai miliardari.

Chi sta in alto ci divide in base al partito, alla razza, al genere, alla religione, alla cultura. Lo fanno affinché non ci accorgiamo che ci stanno svuotando le tasche, che stanno tagliando i fondi alle nostre scuole, che stanno smantellando la nostra sanità, che stanno aumentando le tasse per tutti noi mentre le riducono per sé stessi.

È la strategia più antica del mondo: dividi et impera.

Ma stasera abbiamo inviato un messaggio chiarissimo a chi sta in alto: non ci lasceremo sottomettere.

Si può dire, senza timore di smentita, che siamo stanchi di essere messi gli uni contro gli altri. Siamo stanchi di sentirci dire di odiarci a vicenda. Sono dieci anni che andiamo avanti con questo tipo di politica. Una politica intesa come scontro cruento, fatta di provocazioni, di umiliazioni dell’avversario, una politica che somiglia a un incontro di wrestling professionistico.

Questo lacera le famiglie, distrugge le amicizie e ci fa stare male. Sempre. Persone di ogni orientamento politico desiderano un tipo di politica diverso: non una politica basata sulla divisione, ma una politica fondata sull’amore.

La mia fede mi insegna che l’amore è la forza più potente dell’universo.

L’amore non è passivo. L’amore non è neutrale. L’amore non è debole. L’amore ci impone di frapporci tra i prepotenti e le loro vittime. L’amore ci chiede di guardare il male dritto negli occhi, senza mai distogliere lo sguardo.

Questo tipo di amore è sempre stato una minaccia per i poteri costituiti. È un amore rivoluzionario. È un amore creativo.

L’odio è prevedibile. L’odio è noioso. L’odio non può ridurre le nostre bollette. L’odio non può insegnare a un bambino a leggere. L’odio non può costruire un futuro. Ma ciò che l’odio non può fare, l’amore può farlo.

L’amore può trasformare uno studente in uno studioso; può guarire ciò che in America è spezzato. Non possiamo sconfiggere la politica della divisione con altra divisione.

Non possiamo vincere a quel gioco. Dobbiamo cambiare le regole del gioco.

Per esperienza personale, posso dire che, se tendi una mano aperta anziché chiudere il pugno, rimarrai sorpreso da chi deciderà di afferrare quella mano.

Non abbiamo vinto questa competizione allontanando i nostri vicini, umiliandoli o ridicolizzandoli.

Abbiamo incarnato un nuovo modo di fare politica, una politica radicata in un profondo amore per il nostro

Stato, per il nostro Paese e, soprattutto, per tutti i nostri vicini.

Abbiamo mobilitato i nostri 60.000 volontari in ogni angolo dello Stato e, insieme, abbiamo portato acqua in bottiglia a Sand Branch, una comunità a sud di Dallas priva di acqua corrente. Abbiamo donato materiale scolastico a una scuola elementare a El Ceniso, una piccola città al confine. Abbiamo raccolto oltre 9.000 chili di generi alimentari per le famiglie di Fort Worth che faticano a far fronte all’alto costo della vita.

Perché il mondo non cambia solo nel modo in cui lo vediamo in TV o leggiamo sui giornali: il mondo cambia da persona a persona, da vicino a vicino, in ogni istante in cui scegliamo di essere gentili, in ogni vicino che decidiamo di amare, in ogni preghiera che rivolgiamo a qualcuno che, forse, non pregherebbe mai per noi.

È così che abbiamo conquistato il Texas. È una vittoria grande quanto il Texas. E ora, ora abbiamo un mandato grande quanto il Texas.

Questa elezione ha riguardato il perseguimento di una visione: ciò che questo Stato può diventare. Scuole pubbliche texane che siano l’invidia dell’intera nazione, un’economia texana che non abbia eguali e famiglie texane più forti e in salute che mai.

Non accadrà dall’oggi al domani, ma uno Stato immenso merita sogni immensi. E noi sappiamo come realizzarli.

Dobbiamo eliminare il grande denaro dalla nostra politica, affinché nessun miliardario o plurimiliardario possa comprare le nostre elezioni.

Dobbiamo correggere un sistema economico truccato, che avvantaggia solo l’1% più ricco.

Dobbiamo introdurre un’assistenza sanitaria universale, affinché nessuno finisca in bancarotta solo perché si ammala.

Dobbiamo investire nei nostri insegnanti e nei nostri studenti, per dare a chi parte svantaggiato una reale possibilità di farcela.

Dobbiamo porre fine a queste guerre corrotte e senza fine, che fanno salire i prezzi e costano la vita ai nostri coraggiosi uomini e donne in uniforme.

E dobbiamo sanare la profonda corruzione spirituale che sta alla radice di tutte queste crisi. Dobbiamo colmare le divisioni tra noi e ricucire i legami che ci uniscono.

Qui, nel “Lone Star State”, abbiamo dato vita a un nuovo modo di fare politica; un processo elettorale che porterà finalmente il cambiamento tanto desiderato dalle persone.

La vecchia politica sta morendo, una nuova sta nascendo. Grazie a ognuno di noi, a chi partiva svantaggiato, a ogni “Davide” contro il suo “Golia”, a ogni texano che ha creduto nel nostro Stato e in questo movimento.

Ora inizia il vero lavoro.

Duemila anni fa, quando i potenti opprimevano il prossimo, quel rabbino a piedi nudi non se ne stette chiuso in una stanza a pregare. Entrò nel cuore del potere e rovesciò i tavoli dell’ingiustizia.

Mentre questo movimento avanza verso i centri del potere – verso il Senato degli Stati Uniti – sappiamo bene cosa ci viene chiesto in questo momento.

Texas, è arrivato il momento di rovesciare i tavoli. Grazie per essere qui.

Guardatelo, continua a girare per la sala. E a giudicare dal sorriso che gli illumina il volto, non c’è proprio nulla che io possa fare. Non serve una sfera di cristallo per capire: un cowboy trova sempre il modo di andarsene.