Il 2024 si è chiuso con la notizia della morte del 39° Presidente degli Stati Uniti, James Earl Carter jr. detto Jimmy.
Proveniva dal Sud, dalla Georgia di “Via col vento”. Diresse l’azienda di famiglia, proprietaria di una piantagione di noccioline.
Dopo l’elezione a governatore dello Stato, si affacciò sulla scena nazionale vincendo nel 1976 le primaria del Partito Democratico contro avversari non particolarmente significativi, e dopo sconfiggendo il presidente repubblicano uscente Gerald Ford, subentrato a Richard Nixon dimessosi due anni prima a seguito dello scandalo Watergate.
Venne considerato il Presidente più a sinistra della storia americana, ma riuscì a portare uno dei premier israeliani più a destra come Menachem Begin a firmare il primo trattato di pace della storia tra Israele e un Paese arabo, l’Egitto del Presidente Sadat. Gli Accordi di Camp David, firmati nel settembre 1978, gli valsero il premio Nobel per la Pace nel 2002 “per i decenni di sforzi incessanti dedicati alla ricerca di soluzioni pacifiche ai conflitti internazionali, all’avanzamento della democrazia e dei diritti umani”.
Subì nel 1979 l’onta dell’occupazione e della cattura degli ostaggi nell’ambasciata americana di Teheran da parte dei khomeinisti. L’operazione speciale finalizzata a liberare gli ostaggi fallì tra incidenti e imprevisti.
Fu travolto nelle successive elezioni presidenziali del 1980 dal candidato repubblicano Ronald Reagan, allorché l’America decise di rimontare a cavallo.
Si è sempre distinto per la promozione di una politica a favore dei diritti umani e della democrazia, e venne accusato di debolezza politica.
Domani è un altro giorno, e il tramonto sulle piantagioni georgiane chiude una vita al servizio di buone cause.
Il marconista di bordo
