Torniamo a recensire un’opera cinematografica basata su un’agente infiltrata in una pericolosa organizzazione criminale. Dopo la recensione sulla serie televisiva danese Legenden – L’infiltrata, ecco quella sul film spagnolo Fantasma in guerra (2025), diretto da Agustín Díaz Yanes e ambientato durante i lunghi e luttuosi anni del terrorismo basco dell’ETA.

Il film ruota intorno all’agente della Guardia Civil spagnola Amaia, interpretata da Susana Abaitua, che dopo essersi proposta due volte per infiltrarsi tra le fila della formazione terroristica basca, viene selezionata per quella che sarà la più importante operazione di infiltrazione che la polizia spagnola abbia messo (davvero) in campo contro l’ETA.

L’obiettivo principale dell’operazione consiste nello scoprire la capillare rete di rifugi e di nascondigli che i terroristi baschi avevano nel sud della Francia, una retrovia cruciale per le loro attività terroristiche e lontana dal controllo diretto delle autorità spagnole.

Dentro l’ETA il suo contraltare è Begoña, ben interpretata da Iraia Elias, il punto di riferimento dei terroristi nella città basca di San Sebastián. Amaia deve conquistare la fiducia di Begoña, diventarne una delle più vicine compagne d’armi, raccogliere informazioni, e non farsi mai beccare. Fino al punto che dovrà arrivare a sparare ad un collega poliziotto durante un’azione fallita (per i terroristi).

Preparazione, solitudine, tensione continua. Questa è la vita di Amaia, come di tutti gli infiltrati. A lei viene concesso di incontrare qualche volta il suo compagno in una camera d’albergo, ma basta pensare alla durata dell’operazione (circa dieci anni) per comprendere il prezzo pagato per una vita così condotta.

Anche in questa opera prevalgono gli aspetti psicologici rispetto alle convulsioni delle acrobazie degli attori. Con questo non si intende che mancano le scene di azione, ma che esse non strabordano per lunghezza e, come capita in altre produzioni, per insensatezza. L’atmosfera generale rimanda anche in questa opera ad un senso di fredda cupezza e di tensione costante: la vita dell’infiltrata Amaia raddoppia la già rilevante cupezza propria dei terroristi, rischiando costantemente di essere scoperta dai criminali. Il che avrebbe significato morte certa.

Si tratta di un film d’impronta politica, intervallato con spezzoni di materiali video dell’epoca nei quali si rivive la ferocia degli attentati mortali ad esponenti politici popolari e socialisti, a magistrati e a poliziotti. Una stagione terribile per Madrid, e per l’intera Europa, allorché le rivendicazioni autonomistiche (i baschi rispetto alla Spagna, come i nord-irlandesi rispetto al Regno Unito) incontrarono il terrorismo omicida, spacciandolo per guerra di liberazione.

Il risultato complessivo del film è discreto, non eccelso ma nemmeno sgradevole.