È recentemente approdato sulle piattaforme di streaming online il film pluripremiato Anora (2024) del regista statunitense Sean Baker, molto presente nei circuiti del cosiddetto cinema indipendente americano. Il film ha vinto la Palma d’oro al Festival cinematografico di Cannes nel 2024 (era dal 2011 che un film americano non vinceva a Cannes), e ben 5 Premi Oscar nel 2025.

| Premi Oscar vinti nella 97° edizione degli Academy Awards vedono proprio Sean Baker come mattatore, che ne conquista quattro: miglior film, migliore regia, migliore sceneggiatura originale, miglior montaggio. Il quinto Premio Oscar è andato alla statunitense Mikey Madison come migliore attrice protagonista.

È proprio Mikey Madison a impersonificare Anora, spogliarellista (e non solo…) in un locale di New York, sempre insofferente a sentirsi chiamare così, pretendendo piuttosto il nomignolo Ani. La sua recitazione, al di là delle frequenti scene di sesso e dei numerosi dialoghi fatti sostanzialmente solo di parolacce, risulta convincente e meritoria dei riconoscimenti ottenuti.

La trama è stata associata da vari critici a quella di una sorta di moderna Cenerentola, evidentemente consegnando all’aggettivo “moderna” tutte le lampanti differenze e le notevoli distanze esistenti rispetto al personaggio della fiaba. A nostro giudizio nel film di Baker non c’è alcun sapore di favola, nessun incantesimo, nessuna suggestione da lieto fine. Anzi: gli elementi più interessanti del film ci conducono verso tutt’altri lidi, dove possiamo trovare la fatuità degli atteggiamenti, la leggerezza vacua e immatura degli innamoramenti, la forza invincibile del denaro, la stolta prepotenza degli arricchiti.

Nel corso della sua attività di spogliarellista (e non solo…) Ani incontra Vanja, giovane e viziato figlio di un oligarca russo, e le prestazioni professionali a pagamento diventano nel tempo una storia d’amore le cui fondamenta affondano tra le costose lenzuola del letto nella villa newyorchese del giovane, mentre i ricchi genitori se ne stanno in Russia. Si arriva addirittura ad un tipico matrimonio americano a Las Vegas, combinato in quattro e quattr’otto, le cui conseguenze cambiano radicalmente la vita ai due giovani immaturi innamorati, e il corso del film prende un’altra piega.

I toni da commedia, a tratti grotteschi, trovano la loro migliore rappresentazione dal momento in cui entra in scena una improbabile banda di scagnozzi armeni e russi inviata dai genitori di Vanja per rimettere in riga quell’insulso scapestrato di figlio che si ritrovano. Infatti a New York vive Toros (interpretato dall’attore Karren Karagulian, nato in Armenia ed emigrato negli Stati Uniti), un faccendiere che cura gli interessi dei genitori di Vanja, per il quale lavorano altri due personaggi magistralmente caricaturali: Garnik (l’attore armeno Vače T’ovmasyan) e Igor (l’attore russo Jurij Borisov). Splendida è la lunga ricerca svolta dalla banda di scagnozzi tra locali e strade nella notte newyorchese: Toros costantemente isterico e stressato, Garnik lagnoso col naso rotto, Igor zitto e in disparte pronto a menare le mani.

L’attore russo Mark Ejdel’štejn ben interpreta il viziato Vanja, l’attrice anch’essa russa Daria Ekamasova la sua terribile madre Galina Zacharova. Insignificante e irritante il padre oligarca. Ma un tratto molto interessante del film risiede proprio nei personaggi della comunità russa di New York, della presunta rispettabilità dei ricchi russi in odore di mafia, e della vita delle giovani americane al lavoro nei locali notturni di striptease.