Il secondo romanzo della progettata trilogia dello scrittore moldavo Iulian Ciocan, intitolato E al mattino arriveranno i russi e pubblicato dalla Bottega Errante Edizioni (BEE) di Udine nel 2024, tratta con arguta leggerezza e disincantata ironia un tema epocale (la transizione dei Paesi dell’Europa orientale, e in particolare della Moldavia, dal comunismo alla democrazia) e un tema di drammatica attualità quale il ritorno del nazionalismo imperiale russo nelle repubbliche un tempo appartenenti alla sfera d’influenza sovietica. Leggerezza e ironia, per un autore ancora non molto conosciuto dal pubblico italiano.
Con un aggettivo oggi molto in voga chiameremmo l’opera di Ciocan un romanzo distopico. Scritto nel 2015, immagina che cinque anni dopo i carri armati russi partano dalla Transnistria (regione moldava filorussa e separatista sin dal 1992), invadano il Paese e raggiungano la capitale Chişinău instaurando un regime fantoccio agli ordini di Mosca.
Al protagonista del romanzo, il professore di latino Nicanor Turturică, ne capitano di tutti i colori. Ma la fotografia della situazione straordinariamente attuale dopo l’aggressione russa all’Ucraina (vera, non romanzata) e le ingerenze russe (altrettanto vere) nelle consultazioni elettorali di Moldavia e Romania di quest’anno, la fa una sorta di comparsa del libro, un giornalista di Europa Libera che incarcerato dice: «Abbiamo assistito a un’invasione molto simile a quella del 1940! I russi hanno rinunciato alle mezze misure, dichiarando apertamente di voler liberare un territorio che considerano loro di diritto. E il sergente che mi ha condotto fin qui diceva, ringhiando tra i denti, che questa sarà l’ultima liberazione! Altre non ce ne saranno, perché ora i russi faranno piazza pulita di ogni minima allusione alla Romania e all’Occidente» (pag. 157-158).
Realtà distopica o attualità politica?
Si scopre anche che il romanzo distopico viene scritto dal giovane moldavo Marcel Pulbere, neolaureato in Romania negli anni Novanta, quando «era chiaro che sopravvivere nella giungla della transizione post-sovietica grazie alla letteratura o alla filologia rappresentasse un’impresa disperata» (pag. 67).
Tre anni fa le edizioni BEE pubblicarono il romanzo precedente di Iulian Ciocan, intitolato Prima che Brežnev morisse, a questo punto da cercare e leggere.
