Il sondaggio condotto dall’istituto di ricerca Demos&Pi per il quotidiano Repubblica, pubblicato nell’edizione del giornale del 29 settembre con un articolo di Ilvo Diamanti, ci restituisce alcuni dati ricavati dalle interviste su un campione di cittadini italiani nel corso del mese di settembre 2025, risultati che meritano un approfondimento e una riflessione.

Vediamo prima i dati del sondaggio, focalizzato sul giudizio espresso dagli intervistati sui leader politici dei Paesi attualmente in guerra, compreso gli Stati Uniti. Stiamo parlando di Vladimir Putin, di Volodymyr Zelensky, di Benjamin Netanyahu e di Donald Trump.

Innanzitutto va sottolineato che dall’esito del sondaggio emerge come nessuno di essi raccoglie un giudizio mediamente positivo (un voto superiore a 6, su una scala da 1 a 10) maggiore del 50% del campione. Il più apprezzato dei quattro è Zelensky, che ottiene il 29% degli apprezzamenti tra il 6 e il 10, seguito da Trump (22%), Putin (20%) e Netanyahu (12%).

Il premier israeliano risulta dunque il più disprezzato tra i quattro leader: I’85% degli intervistati ne dà un giudizio negativo, sotto la sufficienza (voto compreso tra 1 e 5). Ma anche tutti gli altri navigano nelle acque della negatività: Putin al 79%, Trump al 77%, e Zelensky al 69%.

Seguendo la serie storica di tali giudizi, vediamo come gli apprezzamenti verso Zelensky a settembre 2025 mostrino una lieve inversione di tendenza rispetto al costante calo registrato a febbraio 2025 (27% di giudizi positivi) e a maggio 2025 (26%). Altalenante il giudizio su Trump, come del resto lo è la sua politica estera piuttosto disordinata: a febbraio l’apprezzamento positivo era al 29%, a maggio al 19%, a settembre al 22%. Di nuovo in crescita Putin (a febbraio 2025 era al 17%, a settembre è salito al 20%). Sempre costantemente e fortemente negativo il giudizio su Netanyahu.

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Una prima riflessione potrebbe apparire puramente statistica, ma riteniamo che dietro ci sia anche un significato politico da porre in evidenza. Se facciamo riferimento al giudizio sui leader stranieri, emergono tre “classi” di valori: la prima corrisponde a Zelensky (ancora il più apprezzato, col 29% di giudizi positivi); la seconda mette insieme Trump e Putin (il primo al 22% dei giudizi positivi, il secondo al 20%); nella terza, ed ultima, classe ci sta da solo Netanyahu (12%). In verità tutto torna, soprattutto la messa a comune, almeno in questa fase politica, di Trump e Putin.

D’altro canto, i valori numerici corrispondenti ai giudizi positivi sono comunque bassi, compreso quello sul presidente dell’Ucraina, il quale sta semplicemente cercando di difendere l’indipendenza e la libertà del suo Paese dall’invasione militare di un regime autoritario. Questo ci dice che il campione degli intervistati è talmente preoccupato dalla guerra, talmente infastidito dal dover investire risorse sulla difesa a fronte del precipitare delle condizioni della sicurezza in Europa, che finisce per esprimere un giudizio maggioritariamente negativo anche verso chi si sta disperatamente difendendo. Manco fosse colpa sua.

Questo segnale non va sottovalutato, perché rappresenta il sostrato emotivo di un orientamento politico di una parte degli europei che, per esempio durante la Guerra fredda, davanti ai missili sovietici puntati contro le principali città europee, si opponeva all’installazione degli Euromissili occidentali e si rifugiava sotto il rassicurante slogan “Meglio rossi che morti”. Oggi sembra dire: “Meglio la resa a Putin che rischiare la guerra anche a casa nostra”.

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C’è una parte degli italiani che apprezza Putin: questo è un dato di fatto. Non solo: sembra apprezzare l’escalation militare russa. Passare dal 13% di giudizi positivi nel 2024 al 20% nel settembre 2025, significa che Putin più bombarda gli ucraini (come ha fatto in questi ultimi mesi), e più italiani lo apprezzano. Più massacra, e più giudizi positivi raccoglie.

Dal 2022, anno dell’invasione, al settembre 2025, i giudizi positivi degli italiani su Putin sono raddoppiati (dal 10% al 20%), mentre quelli su Zelensky sono dimezzati (dal 53% al 29%): sembra dunque che, alla lunga, aggredire paghi in termini di popolarità, mentre difendersi attira antipatie e biasimi.

Possiamo essere sconcertati per questo comportamento degli “italiani, brava gente”?

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Le ultime considerazioni riguardano i partiti italiani, e in particolare i loro elettori.

Il presidio italiano più saldo, in termini di vicinanza e di apprezzamenti verso i tre deus ex machina della guerra e della politica mondiale (Putin, Trump, Netanyahu), starebbe secondo il sondaggio tra gli elettori della Lega.

La percentuale più alta di giudizi positivi su Trump (51%), su Putin (35%) e su Netanyahu (29%) sarebbe stata espressa nella Lega. A favore di Putin, dopo i leghisti, ci sarebbero gli elettori del Movimento 5 Stelle: il 29% di loro ne dà un giudizio positivo.

Le parti si invertono quando si tratta invece degli apprezzamenti verso Zelensky: i maggiori stanno tra gli elettori del PD (45%), di Forza Italia (41%) e di Fratelli d’Italia (38%).

Sarà interessante vedere se questi orientamenti politici saranno soggetti a cambiamenti, qualora l’aggressione russa dovesse continuare per altri mesi.