Il Primo ministro spagnolo e la Presidente del Consiglio italiana sono ormai in campagna elettorale: Italia e Spagna voteranno fra un anno. Sono nervosi, nonostante gli sforzi per non apparire tali, ciascuno per ragioni interne. Questo lo sanno anche i marocchini, i trafficanti di esseri umani, e i migranti tutti. Ognuno fa il suo gioco, ognuno galvanizza la propria base elettorale in attesa degli imminenti combattimenti nelle urne, ma soluzioni all’altezza delle sfide epocali che abbiamo davanti se ne vedono poche.

La Presidente del Consiglio italiana credeva di potersi presentare davanti agli elettori sull’onda di un successo referendario sulla riforma costituzionale della giustizia, e dell’uscita dell’Italia già a dicembre 2025 dalla procedura europea per i disavanzi eccessivi (PDE) avviata nel luglio 2024 dato il suo divanzo di bilancio pari al 7,4% registrato nell’anno precedente. Il referendum è stato perso, e l’Italia è ancora sotto la procedura d’infrazione: le ultime rilevazioni statistiche pongono l’Italia all’ultimo posto nell’UE per la crescita del PIL, e al primo posto per il debito.

Sul piano politico è occorsa una novità ancor più insidiosa: l’uscita del vice segretario della Lega Antonio Vannacci dal partito di Matteo Salvini, la costituzione di un movimento autonomo a destra di Fratelli d’Italia come Futuro Nazionale (FN), la sua organizzazione sul territorio, la fuoruscita di alcuni deputati dai gruppi parlamentari dei partiti di centro-destra per approdare a FN. Sostenendo le parole d’ordine che erano proprie dell’attuale Presidente del Consiglio prima del suo insediamento a Palazzo Chigi, FN costituisce la più diretta minaccia elettorale alla coalizione governativa. L’evidente inasprimento dei toni avvenuto su alcune tematiche di immediata presa popolare (la sicurezza, i migranti) testimonia come FN sta già condizionando la politica dei partiti di governo in vista delle elezioni.

Anche a Madrid le cose non vanno splendidamente. Il Primo ministro guida un governo di minoranza. Il suo partito è stato recentemente oggetto di scandali di natura finanziaria e corruttiva. Le ultime elezioni nelle Comunità autonome spagnole hanno visto il successo dell’opposizione costituita dal Partito Popolare e dal partito di estrema destra VOX.

Dopo che l’exclave spagnola di Ceuta nel continente africano è stata presa d’assalto da migliaia di migranti con una modalità più simile ad un assalto militare che ad un flusso migratorio, s’è scatenata tra Italia e Spagna una reazione a catena che ci ha ricordato i capponi di Renzo nei Promessi Sposi. Italia e Spagna da sole non approderanno a nulla davanti allo straordinario fenomeno demografico ed economico che nei prossimi decenni segnerà il rapporto tra le due sponde del Mediterraneo, quella europea e quella africana, la prima in calo e la seconda straordinariamente in crescita.

Già risulta molto complesso conciliare politica e demagogia a livello europeo, che rappresenta l’unica dimensione di scala minimamente necessaria per affrontare la sfida delle migrazioni, fatta di aspetti economici, climatici, demografici. Se qualcuno si illude che dividendosi all’interno dell’Europa sarà più semplice affrontare questa sfida epocale, si sbaglia di parecchio. Forse vincerà le elezioni (forse), ma nessuno andrà da nessuna parte.

Il marconista di bordo