Mentre i giovani francesi e italiani manifestano la loro rabbia attraverso la protesta, i giovani serbi hanno manifestato per ben due anni il loro dissenso contro il governo, raggiungendo ora l’obiettivo della vittoria elettorale e del governo del loro Paese. Non tutti i giovani sono uguali. Quelli serbi hanno catalizzato la maggioranza dei cittadini intorno alle loro istanze, e il 25 ottobre scorso la Lista Studentesca ha vinto nettamente le elezioni parlamentari.
***
Il Presidente della Serbia, Aleksandar Vučić, ha cercato di applicare il metodo Putin al suo caso. Vučić è stato infatti Primo ministro della Serbia dal 2014 al 2017, per essere poi eletto Presidente della Repubblica nel 2017. Il suo secondo mandato sarebbe scaduto nel 2027, e non avrebbe più potuto ricandidarsi per la terza volta. Così, per mantenere il controllo sul potere serbo, si è dimesso dalla carica di Presidente un anno prima della scadenza e ha sciolto anticipatamente il parlamento, puntando a riprendersi la carica di Primo ministro.
Si tratta dello stesso metodo utilizzato da Putin. Presidente della Federazione Russa dal 1999 al 2008, non poteva superare il vincolo dei due mandati consecutivi, e divenne così momentaneamente Primo ministro dal 2008 al 2012, per poi poter tornare alla presidenza della Russia. Il fatto è che la Russia è una autocrazia compiuta, dove la repressione interna ha annientato ogni possibile opposizione, ma in Serbia no. Da qui il fallimento del metodo Putin applicato al caso Vucic.
***
Il cosiddetto Partito progressista serbo, di cui Vučić è il capo indiscusso dal 2012, già nel nome presenta un’ambiguità. Di “progressista” infatti ne ha ben poco. Si tratta di un partito di stampo conservatore, nazionalista, populista, sostanziale vicino a Russia e Cina.
La stessa politica praticata in questi anni da Vučić ha tenuto conto di una dipendenza dalla Russia, per le forniture di gas e per la questione dell’indipendenza della regione del Kosovo, e al tempo stesso di lento avvicinamento verso l’Unione Europea. D’altra parte, la politica populista ha il trasformismo nel sangue. Filo-russi sì, ma al tempo stesso ha proceduto alla vendita di un po’ di armi all’Ucraina, se questo serve al mantenimento dell’equilibrismo nei rapporti internazionali.
***
Ma arriva un momento in cui le contraddizioni del populismo esplodono. Non si può condividere aderenze con gli autocrati mondiali, e poi chiedere di entrare nell’Unione europea. Non si può vedere la sconcezza dei funerali solenni in onore di un criminale come Ratko Mladić, il boia di Srebrenica, e poi pretendere di essere accolti a Bruxelles. Alla fine, il troppo stroppia.
E stroppia anche, anzi soprattutto, in politica interna. La principale accusa dei giovani e degli studenti serbi al regime è quella della corruzione endemica del sistema. Un’accusa che divenne una mobilitazione popolare di lotta dopo il fatto del crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad nel novembre 2024, che provocò la morte di 16 persone, tra cui un bambino di sei anni. Il fatto innescò le proteste proprio per la corruzione dominante negli appalti dei lavori pubblici, nel quale erano peraltro coinvolti dei consorzi cinesi.
***
Nelle elezioni parlamentari del 25 ottobre scorso la Lista Studentesca ha raccolto il 53,4% dei voti, contro il 39,7% ottenuto dalla coalizione Serbia Unita guidata dal cosiddetto Partito progressista serbo di Vučić.
L’affluenza record degli elettori alle urne, la schiacciante vittoria ottenuta e il conseguimento della maggioranza assoluta dei seggi nella nuova Assemblea Nazionale (140 parlamentari eletti su 250) fa assumere alla vittoria degli studenti serbi il carattere di una grande mobilitazione popolare, e il tono di una rivoluzione democratica.
Passare dalla protesta alla vittoria elettorale non è assolutamente scontato. Ma il passaggio dalla protesta al governo nazionale è una vera incognita. I vincitori sono una compagine variegata, con una leadership diffusa. Non sarà semplice affrontare la sfida del governo, nonostante l’entusiasmo che la vittoria studentesca ha suscitate nelle piazze e nelle strade della Serbia.
La prima impressione ricavata dopo la diffusione dei risultati elettorali è che la Russia abbia, per il momento, perso un altro alleato in Europa, dopo la sconfitta di Viktor Orbán in Ungheria. Dovrà quindi puntare su obiettivi più grossi, in vista delle elezioni politiche in Italia o in Francia.
