Tra un bombardamento dell’Ucraina e l’imprigionamento di ogni residuo di opposizione interna, Vladimir Putin avrebbe deciso di dedicare cospicui investimenti, all’interno del già sofferente bilancio statale russo a causa della sua guerra a Kiev, nel campo della ricerca sulla longevità. In verità tutti i tiranni (e gli aspiranti tali) sognano l’immortalità, rinnovando il patto faustiano con Mefistofele per ottenere l’eterna giovinezza. In questo caso sembra ricercarsi anche l’eterna tirannia.

Una recente e rimarchevole inchiesta del Wall Street Journal, realizzata da Bojan Pancevski e pubblicata il 30 maggio scorso, ci informa che la lotta al declino dell’invecchiamento è diventata una priorità dello Stato russo. Il piano d’investimenti ammonterebbe a circa 26 miliardi di dollari, più dell’intero PIL annuo dell’Armenia.

La ricerca russa sulla longevità si starebbe orientando lungo alcune traiettorie tecnico-scientifiche. Si parla di terapie geniche con farmaci volti a rallentare l’invecchiamento cellulare, ma anche di creazione in laboratorio di organi umani per il trapianto Due sarebbero le tecnologie considerate più promettenti: la biostampa e lo xenotrapianto.

La biostampa consiste nella stampa 3D di tessuti viventi, mentre lo xenotrapianto si basa sulla coltivazione di organi umani all’interno di mini-maiali. Secondo il Wall Street Journal, “scienziati russi che collaborano con agenzie governative affermano di aver stampato in 3D del tessuto cartilagineo umano e una ghiandola tiroidea di topo, con l’obiettivo di realizzare la sostituzione di organi umani entro il 2030. Una tempistica simile è stata discussa anche per la coltivazione di organi all’interno di maiali”.

Chi sarebbero le due figure chiave del programma sulla longevità russa? Il Wall Street Journal sostiene che siano la figlia di Putin, e il fratello del banchiere miliardario tra i più vicini a Putin, considerato il suo banchiere “personale”. Il secondo sosterrebbe la teoria in base alla quale la scienza arriverà a poter sostituire all’infinito gli organi difettosi di un uomo. Pur riconoscendo la difficoltà a parlare d’immortalità, di fatto la intende perseguire.

Noi poveri mortali invece, a fronte di queste notizie, avvertiamo il medesimo senso d’angoscia che si può ricavare dalla lettura combinata di 1984 scritto da George Orwell, e di Frankenstein scritto da Mary Shelley. Ci limitiamo a rispettare la caducità del corpo umano, onorandone la sua natura terrena. Ci accontentiamo di incoraggiare la ricerca scientifica a combattere le malattie, non a cercare l’immortalità. Ci sembra già arduo salvare la nostra anima, figurarsi se pensiamo a quella del corpo.

Il marconista di bordo