Il Museo Nacional del Prado ha intrapreso da oltre venti anni un’attività di ricerca e di rivalutazione della pittura veneziana del Rinascimento a partire dalle opere già conservate nel prestigioso museo madrileno. Questa attività, comprensiva di interventi di restauro e conservazione, ha consentito nel corso degli anni di organizzare importanti mostre dedicate agli artisti della scuola veneta: nel 2001 venne realizzata la mostra su “I Bassano nella Spagna del Secolo d’Oro”, nel 2003 una su “Tiziano”, nel 2007 quella su “Tintoretto” e nel 2018 la mostra intitolata “Lorenzo Lotto. Ritratti”.
Quest’anno, da maggio a settembre, il Museo del Prado apre i suoi spazi per la prima grande mostra monografica in Spagna dedicata a Paolo Veronese, con oltre 100 opere provenienti dalle principali collezioni pittoriche del mondo, da New York (Metropolitan Museum) a Londra (National Gallery), da Parigi (Louvre) a Vienna (Kunsthistorisches Museum) e a Firenze (Galleria degli Uffizi), oltre a quelle già presenti al Prado.
Paolo Caliari detto il Veronese nacque appunto a Verona nel 1528. La mostra a lui dedicata si articola su sei sezioni cronologiche e tematiche. La prima è intitolata “Da Verona a Venezia” ed è dedicata alla formazione veronese dell’artista, laddove le influenze veneziane (soprattutto Tiziano) si intrecciano con quelle dell’Italia centrale (soprattutto Raffaello e Parmigianino). Paolo Veronese arriva ad acquisire un proprio stile che lo porta ad affermarsi a Venezia nel 1551 con la Pala Giustinian per la chiesa di San Francesco della Vigna.
La seconda sezione, “Maestoso teatro. Architettura e scenografia”, approfondisce il rapporto tra personaggi e spazio in cui la storia si svolge. Nella Venezia rinascimentale si sarebbero contrapposte due diverse interpretazioni della scena teatrale descritta dall’architetto e scrittore Vitruvio: da una parte Tintoretto che seguì l’interpretazione dell’architetto Sebastiano Serlio, finendo per rappresentare la scena vitruviana come uno spazio profondo, dall’altra Paolo Veronese che assimilò invece quella del grande architetto veneto Andrea Palladio, ponendo i suoi personaggi davanti a uno sfondo architettonico e, grazie ad un punto di vista ribassato, ridusse lo spazio e avvicinò la scena allo spettatore.
“Processo creativo: Invenzione e ripetizione” è il titolo della terza sezione, nella quale viene indagato il rapporto nelle creazioni artistiche di Paolo Veronese tra l’invenzione, in termini tecnici e formali, e l’adattamento di tecniche osservate da artisti precedenti e contemporanei, arrivando a comporre una narrazione originale.
Nella quarta sezione, “Allegoria e Mitologia”, si mettono in luce le straordinarie doti dell’artista nella rappresentazione di scene allegoriche e mitologiche, tanto da arrivare a competere con il grande pittore veneziano Tiziano e ad ereditarne poi la lucrosa clientela.
All’ultimo decennio della sua attività viene dedicata la quinta sezione della mostra, “Il tardo Veronese”. I colori si fanno più cupi, la luce assume un carattere simbolico, il paesaggio ha una nuova preminenza.
L’ultima sezione, “Haeredes Pauli e gli ammiratori di Veronese”, tratta l’eredità e l’influenza sulla pittura successiva. La mostra si concentra su artisti del calibro di El Greco (nato a Creta e vissuto in Spagna rappresentandone uno dei primi esponenti del cosiddetto Siglo de Oro spagnolo), gli italiani Carracci e il fiammingo Peter Paul Rubens.
Tra le opere di Paolo Veronese di proprietà del Museo del Prado si ricordano Venere e Adone, rappresentato anche nella copertina del catalogo, La disputa di Gesù con i dottori del Tempio, Maddalena penitente, Cristo e il centurione, Susanna e i vecchioni, Martirio di San Mena e Mosè salvato dalle acque.
