Quando la minaccia russa (in versione sovietica) venne meno, dopo il crollo del Muro di Berlino e la disgregazione dell’URSS, la spesa militare delle democrazie europee diminuì. Quando la minaccia russa (in versione putiniana) è tornata elevata, dopo l’invasione dell’Ucraina e l’aggressione alla sua sovranità e indipendenza, la spesa militare delle democrazie europee è tornata a crescere. Non è difficile capirlo.

Nessuno si eccita spendendo di più per gli armamenti. Peraltro, anche gli ucraini non si eccitano molto mentre vengono quotidianamente bombardati dai russi. Il punto è che non si vuole riconoscere, per ignavia o per dolo, la profonda trasformazione del potere russo incorsa a partire dalla presidenza Putin.

Secondo la banca dati dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), nel 1992 la spesa militare della Russia risultava pari al 4,43% del PIL (in Germania all’1,84%). Era trascorso appena un anno dalla fine dell’Unione Sovietica. Negli anni successivi la spesa militare russa calò ancora, fino a raggiungere il minimo nel 1998 (2,73% del PIL). Nel 2000 si insediò il nuovo presidente, Vladimir Putin, e la spesa militare di Mosca ricominciò a crescere, mentre quella tedesca (e italiana) continuava a scivolare in basso. Prima dell’invasione dell’Ucraina, l’anno che registrò il massimo divario tra la spesa militare russa e quella tedesca (e italiana) fu il 2016.

Come negli anni Cinquanta del secolo scorso, allorché la minaccia russa (in versione sovietica) era sotto gli occhi di tutti purché si accettasse di guardare, il nodo di fondo in Europa fu come riarmare la Germania, anche oggi, allorché la minaccia russa (in versione putiniana) è sotto gli occhi di tutti purché si voglia guardare, il nodo di fondo è il riarmo tedesco.

Stesso discorso vale per il servizio di leva. Esaurita la minaccia russa, venne abolito o sospeso anche il servizio militare di leva obbligatorio: nel 1997 in Francia, nel 2002 in Spagna, nel 2005 in Italia e in Romania, nel 2009 in Polonia, nel 2011 in Germania.

Ritornata la minaccia russa, molti Stati europei stanno pensando di reintrodurre il servizio di leva, in forme variegate tra la volontarietà e l’obbligatorietà.

Dopo i difficili anni della pandemia da Covid-19, la responsabilità russa nell’aver fatto precipitare tutta l’Europa in una spirale di guerra, minacce e aumenti della spesa militare, è politicamente molto grave. Il mondo civile avrebbe avuto bisogno, dopo la pandemia, di una nuova spinta verso la crescita economica, lo sviluppo sociale, la riduzione delle disuguaglianze. Dopo tutti i morti della pandemia c’era bisogno di pace, non dell’aggressione militare all’Ucraina.

La responsabilità degli Stati democratici rimane sempre la stessa: mai rinunciare a cercare le vie diplomatiche per risolvere i conflitti, e al contempo prepararsi sempre al peggio. Per fare la pace bisogna essere necessariamente in due, per la guerra ne basta uno solo.

Il marconista di bordo