Il 9 maggio si è celebrata la Giornata per l’Europa 2026. Mentre il giorno precedente il vice presidente del Consiglio italiano ha visitato il padiglione russo alla Biennale di Venezia, noi vogliamo festeggiare la Giornata commentando i risultati dell’ultimo sondaggio di Eurobarometer tra i cittadini europei, e quanto accaduto in quel giorno a Budapest e a Kiev.

Il 72% degli intervistati in Europa ritiene che il proprio Paese abbia tratto beneficio dalla sua appartenenza all’Unione Europea, e il 73% considera l’UE un luogo di stabilità in mezzo ad un mondo turbolento (“impazzito”, per usare le parole del ministro della Difesa Crosetto). L’appoggio ad una politica comune di difesa e di sicurezza raggiunge addirittura l’81% degli intervistati, il valore massimo mai conseguito nei sondaggi in Europa. Il sostegno alla moneta unica, tra i Paesi europei che l’hanno adottata, è pari all’82%, e si mantiene molto alta anche allargando lo sguardo a tutta l’UE, anche dunque a chi non ha l’euro come divisa nazionale (74%).

Per quanto riguarda il sostegno a Kiev, il 76% degli intervistati condivide la valutazione dell’invasione russa dell’Ucraina come una minaccia alla sicurezza di tutta l’Europa. E con la stessa percentuale (76%) sostiene la necessità di continuare a sostenere l’Ucraina fino al raggiungimento di una pace giusta e duratura.

Con questi numeri si può ben festeggiare la tanto deprecata Europa. I suoi cittadini sono nettamente più avanti delle loro classi dirigenti, o almeno di parte di esse. Chiedono più Europa, non la sua disgregazione. Sono consapevoli delle minacce che li circondano, ma sanno bene che la risposta sta nel cooperare sempre più tra europei, non nel sostenere la disfatta delle istituzioni. Più Europa e meno Russia, più democrazia e meno autocrazia.

A Budapest cosa è accaduto? Dopo la sconfitta elettorale di Viktor Orbán, il nuovo premier Peter Magyar ha giurato davanti all’Assemblea Nazionale, e la bandiera europea è tornata a sventolare sulla facciata del Parlamento dopo che era stata rimossa nel 2014. Un fatto simbolico chiaro e semplice per indicare la nuova direzione politica dell’Ungheria. Non c’è contraddizione tra europeismo e patriottismo: la divergenza è tra europeismo e nazionalismo.

E a Kiev cosa è stato detto? “Siamo già una parte inseparabile della famiglia europea” ha scritto il suo presidente Zelensky. Sin dai primi giorni dell’aggressione russa l’Europa è stata a fianco di Kiev. “E questa non è carità, è una scelta fatta dagli europei: stare dalla stessa parte dei coraggiosi e dei forti, gli ucraini che oggi combattono per la pace e una vera protezione contro la tirannia”.

Le istituzioni comunitarie europee, la più grande costruzione istituzionale di pace e libertà edificata dopo la Seconda Guerra Mondiale, non nascondono le loro criticità. Ma rimangono l’unica concreta speranza per i cittadini europei di continuare a vivere in un’area del mondo dove si vuole rispettare il diritto, le libertà politiche e civili, lo sviluppo economico coniugato al progresso sociale. Nonostante i professionisti del disfattismo.

Il marconista di bordo