Nella Gran Bretagna a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi degli anni Novanta, il governo decide di scatenare la guerra senza quartiere al traffico d’eroina. Sono gli anni di Margaret Thatcher e del suo governo conservatore, e la ben fatta miniserie televisiva inglese Legends (2026) racconta una storia vera legata a quella lotta contro il narcotraffico.

Si tratta, ancora una volta, di una storia di persone normali che si ritrovano per convinzione, o per interesse, o per dare un senso ad una vita lavorativa noiosa e inappagata, a svolgere un ruolo importante e spericolato al servizio del Paese, senza alcuna gratifica se non un lungo e doveroso silenzio sulle loro gesta sotto copertura. Un addestramento approssimativo per mancanza di tempo, e delle risorse quasi nulle per mancanza di soldi, rendono l’avventura più complicata e la serie televisiva più coinvolgente. In fondo, più improbabili sono gli eroi delle storie vere, e più lo spettatore vi si immedesima, lasciandosi appassionare alla trama.

Ognuno di noi potrebbe essere uno dei funzionari delle dogane protagonisti della storia. Non si tratta di un mestiere speciale, sono dipendenti di un’amministrazione pubblica, qualcuno con un passato più incline ad operazione rischiose, ma in fondo nessuno di loro ha mai svolto un’attività così a rischio come quella degli infiltrati in organizzazioni criminali spietate come quelle dedite al traffico di droga.

Un quindicenne a Liverpool, e la figlia di un ministro conservatore ad Oxford, muoiono a causa dell’eroina. Questa è la goccia che fa traboccare il vaso: il governo intende intraprendere una lotta dura contro lo spaccio di droga, il ministro degli Interni ingaggia l’agenzia delle dogane per stroncare l’ingresso della droga nel territorio inglese, ma l’agenzia non ha risorse adeguate e sufficienti per sostenere questa guerra. E qui entrano in campo i dipendenti volontari.

L’addestramento della squadra viene svolto nello Yorkshire, imparando a scassinare le porte o a trattare con gli spacciatori. Due sono le aree critiche per il grande traffico di droga in Inghilterra: Londra e Liverpool. Una è la comunità straniera all’interno della quale si organizza il crimine: quella curda e turca. E una è l’operazione raccontata nella serie televisiva: una partita da due tonnellate di eroina, equivalente al consumo di un intero anno in Gran Bretagna.

La trama è avvincente, gran parte della quale si sviluppa a Liverpool. Capannoni dismessi, luci al neon, fabbriche svuotate. Tutto ci trasmette una città portuale in crisi, dove la vita non è semplice. La “leggenda” evocata nel titolo altro non è che la storia di copertura inventata per costruire la nuova identità degli infiltrati, di cui debbono impregnarsi al punto che il rapporto con le famiglie si altera in profondità. “La leggenda è immortale” dice il capo della squadra di agenti della dogana impegnata nell’operazione.

La serie televisiva è ideata dallo scozzese Neil Forsyth, e diretta dai due registi inglesi Brady Hood e Julian Holmes.