La ripubblicazione nel 2025 del romanzo L’innocenza (2007) della scrittrice statunitense naturalizzata britannica Tracy Chevalier, da parte della casa editrice Neri Pozza, ci consente la lettura di una storia ben scritta con una trama avvincente, e soprattutto di ritrovarsi a vivere le vicende raccontate nell’Inghilterra georgiana di fine Settecento, quando l’Europa veniva scossa dall’eco della rivoluzione francese.
La storia si sviluppa a Londra tra il 1792 e il 1793. Il principale punto di vista è quello di tre ragazzi: Jem e Maisie Kellaway, figli di un falegname del Dorsetshire, e Maggie Butterfield, figlia di un venditutto imbroglione londinese. La famiglia Kellaway si trasferisce dalla campagna alla grande città, in cerca di nuovo lavoro e in fuga dal ricordo e dal dolore per l’altro figlio morto caduto da un albero.
Il personaggio più affascinante è indubbiamente l’incisore e poeta William Blake, una delle figure più singolari e significative della cultura inglese di quegli anni. Nel corso delle vicende del romanzo riappaiono spesso dei brani poetici che comporranno il suo Canto dell’innocenza e Canto dell’esperienza: “lo mi aggiro per ogni strada urbana, / dell’urbano Tamigi lungo il corso, / e impressi in ogni volto segni incontro, / segni di sofferenza e abbattimento”. Altro personaggio singolare è il padrone del circo Philip Astley, un vero “uomo da circo”: imponente, voce tonante, cerimonioso con gli spettatori, cinico con qualche maestranza.
Ma è il clima che si respira nelle strade di Londra che rende il romanzo interessante. Innanzitutto il classismo della società inglese risulta evidente durante l’attraversamento della città dietro il feretro della madre di William Blake, che consente a Jem e Maisie di vedere anche i quartieri ricchi e aristocratici, abitati da una popolazione la cui opulenza ed eleganza è sideralmente lontana dagli usi e costumi dei villaggi da cui sono arrivati, e dai quartieri poveri e piuttosto miserabili dove sono arrivati a Londra.
Il contesto storico è ben delineato attraverso le reazioni popolari e dei principali personaggi all’insurrezione rivoluzionaria parigina e all’arresto del re di Francia. “Atti di tale efferatezza” dice Philip Astley ai suoi lavoranti e alla troupe del circo “a poche miglia dalle nostre coste rappresentano una minaccia per tutti noi. Una grave minaccia, cari colleghi. L’imprigionamento del re di Francia e della sua famiglia è un insulto per il nostro re. Badate, amici: è la fine dell’innocenza”.
Sarà la mobilitazione londinese, poco gradita dal letterato William Blake, dei realisti inglesi a sostegno della monarchia e di re Giorgio III che innesca l’insieme degli accadimenti che porteranno al finale del romanzo, che non vogliamo rivelare.
Tracy Chevalier scrive, per alcuni aspetti, non solo un romanzo storico accurato sul biennio 1792-1793 del lungo regno di Giorgio III, ma anche una sorta di romanzo di formazione per i tre ragazzi protagonisti, e soprattutto per i due “campagnoli” Jem e Maisie, che maturano senz’altro per l’età, ma anche per l’esperienza di quanto visto e vissuto a Londra. E William Blake contribuisce non poco alla loro crescita e alla consapevolezza del mondo che ruota intorno da loro.
