Non tutto è perduto. Non è inesorabile lo scivolamento dell’Europa orientale verso l’influenza autoritaria del Cremlino, e la stessa stampa non è tutta asservita al potere esistente. C’è ancora una stampa libera che riesce a scavare e a diffondere inchieste che squarciano il velo dell’anonimato e della manipolazione.

Prendete sette giornalisti d’inchiesta: Wojciech Cieśla (polacco), Anna Gielewska (polacco), Szabolcs Panyi (ungherese), Holger Roonemaa (estone), Ilya Ber (russo), Lukáš Diko (slovacco), Michael Weiss (statunitense). Prendete in considerazione la piattaforma online VSquare e, attraverso i giornalisti coinvolti, altre piattaforme web come la polacca Frontstory, l’estone Delfi, quella slovacca del Centro investigativo di Ján Kuciak (ICJK), e la russa The Insider.

Viene fuori un pool di indagine che conduce fino alla rivelazione di imbarazzanti conversazioni tra i vertici politici del governo ungherese e quelli del governo russo che svelano quanto il buonsenso e l’intuito avevano già prefigurato: l’Ungheria di Viktor Orbán si è messa più volte a disposizione di Putin per tutelare gli interessi russi piuttosto che quelli europei.

L’inchiesta prova come il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó, non intratteneva con il suo omologo russo Sergey Lavrov solo una relazione diplomatica, ma sarebbe stato a disposizione del Cremlino per abrogare le sanzioni contro la Russia decise a livello di Unione Europea, o per rimuovere dalla lista dei sanzionati alcuni cittadini russi particolarmente cari a Mosca.

Un esempio riportato nell’inchiesta riguarderebbe la richiesta russa di rimozione dalla lista delle sanzioni dell’UE della sorella di un noto magnete russo-uzbeko, con “legami particolarmente stretti” con il presidente russo. “Faremo del nostro meglio per ottenerla” avrebbe assicurato, secondo gli autori di queste rivelazioni, il ministro degli Esteri ungherese, il quale avrebbe concluso la conversazione con il ministro russo con un: “Sono sempre a vostra disposizione”.

Gli autori dell’inchiesta asseriscono di possedere copia delle registrazioni audio e delle relative trascrizioni delle telefonate tra Szijjártó e Lavrov.

Il primo commento da fare riguarda una constatazione: il rapporto tra il ministro degli Esteri ungherese e il ministro degli Esteri russo non sembra proprio quello che ci si aspetta tra il rappresentante di un Paese europeo e quello di un Paese aggressore di uno Stato libero e indipendente europeo, né quello tra un governo della NATO e un governo quotidianamente impegnato in una guerra ibrida contro la NATO.

E per questo motivo non troviamo assolutamente sorprendente l’asserzione degli autori dell’inchiesta e delle rivelazioni in essa contenuta: “Né Lavrov né Szijjártó hanno risposto alle richieste di commento su questa indagine”.

Il marconista di bordo