Il 15 ottobre scorso si è tenuto a Roma un seminario dal titolo “Bernardo Leighton tra Cile e Italia nel 50° anniversario dall’attentato”. Il seminario è stato organizzato dalla Fondazione Vittorio Occorsio insieme all’Ambasciata cilena in Italia, e ha visto la partecipazione dei due Presidenti della Repubblica di Cile (Gabriel Boric) e d’Italia (Sergio Mattarella).
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L’attentato citato nel titolo del seminario risale al 6 ottobre 1975, allorché il leader politico cileno Bernardo Leighton era in esilio a Roma. Il grave atto criminale, che coinvolse anche la moglie Anita Fresno, venne organizzato dalla polizia segreta della dittatura del generale Augusto Pinochet (DINA – Dirección de Inteligencia Nacional) ed eseguito da un membro del terrorismo nero italiano.
L’attentato rientrava nelle diverse azioni criminali ricomprese nel cosiddetto “Piano Condor”, attraverso le quali il regime militare intendeva uccidere gli oppositori ritenuti particolarmente pericolosi per la tenuta della dittatura.
Verso le 20.20, sulla via Aurelia, il killer neofascista sparò alla testa dell’esule cileno mentre stava aprendo il cancello di casa, e ferì anche la moglie al collo. Fu un miracolo se non morirono entrambi.
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Ma chi era Bernardo Leighton? Nato nel 1909, fu uno dei maggiori esponenti della Democrazia Cristiana cilena. Divenne ministro del Lavoro ad appena 28 anni, rimanendo in carica per un anno durante il secondo mandato del presidente Arturo Alessandri Palma.
Negli anni Cinquanta divenne ministro della Pubblica Istruzione dal 1950 al 1952, e un decennio dopo fu ministro dell’Interno dal 1964 al 1968 nel governo dell’altro leader storico della DC cilena, Eduardo Frei.
Amico personale di Salvador Allende, espresse subito una severa condanna del colpo di Stato del generale Pinochet del settembre 1973. Tra i leader democristiani cileni si era contraddistinto per aver sostenuto lo sviluppo di una politica più attenta e disponibile all’esperimento del presidente Allende, mentre Eduardo Frei non intendeva offrire alcun sostegno al governo delle sinistre.
Dal 1974 la dittatura militare cilena gli impedì il rientro in patria, e nel 1975 cercò di ucciderlo per le strade di Roma.
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Bernardo Leighton è stato uno dei maggiori perni intorno al quale ruotava la resistenza alla dittatura di Pinochet, un punto di riferimento per i rifugiati cileni, sicuramente l’uomo politico più fastidioso per il generale Pinochet.
I suoi collegamenti con la sinistra cilena, e al tempo stesso la sua appartenenza alla Democrazia Cristiana, ne facevano un possibile elemento di mediazione tra partiti diversi, molto insidioso dunque per il regime.
Roma costituiva in quegli anni un punto di riferimento per la resistenza a Pinochet, mentre Madrid era uno dei più solidi punti d’appoggio del regime cileno, potendo godere dell’amicizia e della complicità della dittatura di Francisco Franco.
Gli scambi tra giovani fascisti italiani, spagnoli e cileni furono messi subito sotto indagine, arrivando a individuare nei gruppi eversivi del neofascismo italiano gli autori materiali dell’attentato al leader democristiano, orchestrato dai servizi segreti della dittatura di Santiago del Cile, con la complicità di alcuni soggetti statunitensi i cui legami con organismi governativi non furono chiariti.
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Il quotidiano della Democrazia Cristiana italiana, Il Popolo, titolò così l’articolo dedicato all’agguato: “Attentato fascista a Bernardo Leighton”. Non c’era alcun dubbio sulla matrice del grave atto criminale.
Il sabato precedente Leighton aveva partecipato ad una manifestazione indetta dai giovani democristiani italiani contro il regime spagnolo di Franco. Ancora una volta Roma, Madrid, Santiago del Cile.
Prima di salire sul palco da cui avrebbe parlato ai partecipanti alla manifestazione, Leighton s’intrattenne con alcuni giovani ricordando il suo primo incontro con don Luigi Sturzo, il quale lo aveva incoraggiato a tradurre nella società cilena l’esperienza del cattolicesimo politico e del popolarismo italiano.
Sarebbero finiti entrambi, a distanza di quasi mezzo secolo l’uno dall’altro, in esilio ad opera di brutali dittature.
