L’imperialismo russo ha una finestra di opportunità ben precisa: la durata della presidenza Trump a Washington. In questa finestra si può chiudere la guerra in Ucraina nel modo più vantaggioso possibile per Mosca, e si può osare ancor di più nell’offensiva delle minacce all’Europa. È in questo quadro che si inserisce la vicenda dei missili russi Oreshnik.

Il Ministero della Difesa russo ha infatti diffuso recentemente un video nel quale dà conto del dispiegamento in Bielorussia del sistema missilistico Oreshnik. Si tratta di missili ipersonici capaci di trasportare testate nucleari. Sono puntati contro l’Europa libera. Impossibili da intercettare, sostengono i russi.

La mossa ricorda quella dei missili sovietici SS-20, installati dall’Unione Sovietica contro l’Europa libera a partire dalla seconda metà degli anni Settanta del secolo scorso. La minaccia diretta alle città europee divenne ancor più insidiosa e pericolosa, tanto che la NATO decise di reagire schierando i missili americani Pershing e Cruise, i famosi euromissili.

Ovviamente la potente macchina disinformativa sovietica girò a pieno regime in quegli anni per seminare dubbi, inceppare ogni reazione degli europei e degli americani, arrivando a strumentalizzare i movimenti pacifisti occidentali che si mobilitarono contro l’installazione degli euromissili. “Meglio rossi che morti” veniva gridato nelle manifestazioni di protesta organizzate dai pacifisti.

Tra i protagonisti della reazione europea alle minacce missilistiche della Russia comunista ci fu la sinistra democratica. Il cancelliere tedesco, il socialdemocratico Schmidt, fu il primo motore propulsivo per l’installazione dei missili americani a difesa dell’Europa. E il presidente della Repubblica francese, il socialista Mitterrand, qualche anno dopo commentò sarcastico che “ad est ci sono i missili, ad ovest i pacifisti”.

Oggi, con il salto di qualità della minaccia missilistica della Russia reazionaria, dovrebbe essere la destra democratica europea a reagire per prima.

Il marconista di bordo