Non è tutto oro quel che luccica. Dopo la vittoria elettorale di due anni fa, e il suo ritorno alla guida del governo della Slovacchia, il premier Robert Fico non ha concluso il 2025 nel miglior modo. Si è tirato fuori dal sostegno finanziario predisposto dall’Unione Europea in favore della martoriata Ucraina, insieme agli altri due governi populisti di Budapest e Praga. Ma i problemi interni emergono con maggior intensità.
Innanzitutto gli esiti dell’ultimo sondaggio Ipsos per la testata giornalistica indipendente Denník N si presentano piuttosto gravi per il governo populista. Robert Fico guida una coalizione costituita dai partiti SMER, HLAS e SNS. SMER è un partito d’ispirazione socialista che raccoglie l’eredità del vecchio Partito Comunista all’epoca della Guerra Fredda, condita da una buona dose di populismo e di nazionalismo di sinistra. HLAS è di orientamento social-democratico, anch’esso con venature populiste. Infine SNS è dichiaratamente di estrema destra, populista e nazionalista. Insomma, il governo Fico somma ex comunisti e nazionalisti, populisti di destra e populisti di sinistra.
Il sondaggio indica che il sostegno popolare al governo è drasticamente ridotto. I tre partiti, complessivamente, avevano raccolto alle elezioni del settembre 2023 il 43,2%. A novembre 2025, le intenzioni di voto sono crollate al 30,5%. Significa aver perso in due anni quasi un terzo dei propri elettori.
Inoltre, la Corte costituzionale ha emesso due sentenze che hanno bloccato alcuni provvedimenti voluti dal governo. Da un lato, la Corte ha dichiarato incostituzionale una legge che colpiva le organizzazioni non governative (ONG), sul modello russo. In particolare venivano richiesti di essere resi pubblici molti dettagli sui donatori e sull’entità dei loro contributi finanziari alle ONG, che collidevano con il rispetto del diritto alla privacy. Nel mirino del governo vi erano soprattutto le ONG in difesa dello Stato di diritto.
La seconda sentenza della Corte sospende l’efficacia di una legge che avrebbe abolito l’Ufficio per la protezione dei cosiddetti “whistleblower“, ossia coloro i quali segnalano illeciti o violazioni di norme all’interno delle proprie organizzazioni, pubbliche o private che siano.
Il tema è particolarmente critico, perché collegato alle accuse di corruzione spesso formulate verso il governo Fico. Uno dei casi più significativi riguarda alcuni funzionari del Ministero dell’interno che indagavano su presunte vicende di corruzione, e che sono stati sospesi o lasciati a casa, lontano dal luogo di lavoro, grazie alla legge la cui efficacia è stata ora sospesa dalla Corte costituzionale.
Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca stanno vivendo una stagione politica segnata da un insieme di fattore endogeni ed esogeni che meritano un’attenzione specifica. La guerra russa all’Ucraina, l’influenza di Mosca, il risorgere di forti nazionalismi, la diffusione del populismo, rendono questa parte d’Europa particolarmente critica verso Bruxelles. Ma gli ultimi sondaggi popolari inducono a pensare che non tutto sia così definitivo.
Il marconista di bordo
