Ogni mattina nel mondo, quando sorge il sole, una manciata di tiranni si sveglia e inizia a minacciare la distruzione di altre nazioni, a offendere i suoi leader, a bombardare i condomini residenziali o le infrastrutture civili, a lucrare sulle crisi, a schernire gli sconfitti, ad arrestare i dissidenti interni, a manganellare i diversi, qualunque sia la natura della diversità. Ecco il favoloso mondo di questa manciata di tiranni, un po’ imposti e un po’ eletti.
L’Unione Europea è un modello di edificazione istituzionale e costruzione storica che li fa uscir di senno. Non la sopportano perché è un modello liberale pericoloso per i loro regimi, perché è ancorata ad un ordine internazionale fondato sulla diplomazia e sulla soluzione pacifica dei contrasti e dei conflitti, perché nacque sul presupposto di un mondo aperto.
Ma il favoloso mondo in cui vive questa manciata di tiranni sta risolvendo qualcosa, o sta solo moltiplicando i guai e le sofferenze, senza alcuna prospettiva seria e sostenibile di sviluppo politico e sociale?
In Ucraina sono 1.517 giorni (ad oggi) che le abitazioni civili, le infrastrutture energetiche, i porti, gli ospedali, le fabbriche vengono bombardati. Il che mostra più l’impotente malvagità degli aggressori, che la loro supposta invincibilità militare. Odio e rancori circolano sempre di più, nelle terre d’Ucraina.
La terrificante “caccia all’ebreo” realizzata dai terroristi di Hamas il 7 ottobre 2023 ha portato solo l’ennesima, profonda ferita nel corpo dell’ebraismo mondiale. Ogni ebreo del mondo ha rivissuto nello scempio di quegli israeliani una minaccia esistenziale.
A Gaza ci sono solo macerie e lutti. I mirabolanti e lussuosi progetti di rinascita sembrano molto di là da venire, i fantastici investimenti che dovevano accorrere ancora non si vedono, mentre odio e sofferenza circolano indisturbati tra le rovine.
In Iran si reprime l’opposizione con crudeltà, e si bombarda cercando un’affannosa via d’uscita dagli stessi bombardamenti. Intanto il regime è ancora là, il petrolio passa col contagocce dallo stretto di Hormuz, e il mondo soffre una crisi economica dagli sviluppi imprevedibili, le cui conseguenze colpiscono tutti e, come al solito, soprattutto i più fragili.
Chi critica l’Europa per non riuscire a imporre al mondo una sua politica e una sua agenda, incontra il nostro convincimento. Chi usa questa critica per sgangherare le istituzioni comunitarie, è solo il classico “utile idiota” al servizio di questa manciata di tiranni che devastano il mondo. Abbiamo bisogno di più Europa, di più politiche comunitarie, di più forza collettiva e di più intelligenza comune. Non vogliamo un mondo più favoloso: ci basterebbe un mondo più libero e più giusto. La pace ne sarebbe la sua naturale conseguenza.
Il marconista di bordo
