“Roma ladrona, la Lega non perdona”. Quante volte è echeggiato questo slogan, nelle strade, nelle aule, nelle pagine dei giornali. Il protagonista di quella stagione, il senatùr, era riuscito ad inventare un’entità mai esistita come la Padania, che è resistita per molti anni nell’immaginario e nelle narrazioni politiche e popolari italiane.

Fondò la Lega Lombarda nel 1984, confluendo poi nella Lega Nord insieme alla Liga Veneta. L’amalgama creato mescolava suggestioni pagane verso il “dio” Po con molto più concrete esigenze fiscali ed economiche degli industriali del Nord, forti dichiarazioni di indipendentismo e altrettanto forti rivendicazioni in occasione delle discussioni sulle leggi finanziarie dello Stato centrale.

Intercettò l’insofferenza popolare e borghese verso i partiti politici della Prima Repubblica, si inserì sull’onda di Tangentopoli e fu tra i principali beneficiari della scomparsa politico-giudiziaria degli altri partiti. Oggi la Lega è l’unico partito della Prima Repubblica ancora sopravvissuto nel Parlamento (nazionale, non padano).

Divenne il primo deputato leghista che entrò alla Camera dei Deputati, avvenne in occasione dele elezioni politiche del 1987: nella circoscrizione elettorale Como-Sondrio-Varese la Lega Lombarda ottenne 82.010 voti, e venne eletto con 9.115 voti di preferenza. Nella stessa circoscrizione il democristiano Giuseppe Zamberletti prese 78.796 preferenze: da solo Zamberletti aveva raccolto quasi gli stessi voti di tutta la Lega messa insieme.

Dal 1994, ovvero dalle prime elezioni della Seconda Repubblica, la sua Lega mantenne la postura anti-sistema, ma alla fine nel sistema si adattò piuttosto bene: dal 1994 al 2026, la Lega ha fatto parte del governo nazionale per oltre la metà di tutto questo periodo storico.

Oggi possiamo dire che ne sia passata tanta di acqua (sempre del “dio” Po) sotto i ponti. Nel 1993 un deputato leghista, nel pieno della bufera giudiziaria di Tangentopoli contro i partiti, sventolò in aula un cappio per esprimere meglio il suo pensiero verso la classe politica del tempo. Oggi, la stessa Lega è protagonista della guerra della politica contro i magistrati.

“Roma ladrona, la Lega non perdona”. Oggi forse possiamo dire che, dopo quasi quaranta anni, Roma ladrona ha perdonato la Lega.

Umberto Bossi, il senatùr, è morto il 19 marzo 2026 a Varese.

Il marconista di bordo