Un film semplice e leggero, simpatico e gradevole. L’enigma del ciondolo (2021), diretto dal regista polacco Piotr Mularuk, proietta una storia tipica del genere giallo sul terreno della commedia, adatta a chi preferisce trascorrere piacevolmente l’intreccio della trama senza troppi ingarbugli. Gli attori protagonisti non sono troppo noti in Italia, ma la loro interpretazione rende godibile la visione del film.

Il luogo dell’enigma e della vicenda è la cittadina di Podkowa, nelle vicinanze di Varsavia, e la principale protagonista del film è una casalinga, Magda, interpretata dall’attrice polacca Anna Smolowik. Accanita lettrice dei libri di Agatha Christie, sembra una sorta di miss Marple con metà anni e traslata in Polonia. Simpatica, acuta, qualche volta timorosa, è talmente appassionata dei gialli da tenere come suoneria del cellulare la canzone della Pantera Rosa.

Il marito Tomasz (l’attore polacco Przemyslaw Stippa) s’impegna alacremente a risultare il più antipatico di tutti, scontroso e asfissiante con la moglie e le due figlie, fissato più con le regole che ricorda pedantemente a tutti i familiari piuttosto che con l’affetto dimostrato ai suoi cari. Si mette pure a fare il galletto con una prosperosa e giovane donna (interpretata da Magdalena Gawecka) a cui insegna a giocare a tennis, cercando probabilmente di non fermarsi a questo genere di attività.

Sarà Magda a trovare nel parco vicino al municipio della cittadina il cadavere di una giovane donna, il cui nome risulterà essere quello di Joanna (l’attrice polacca Sandra Herbich). L’enigma evocato nel titolo del film sta proprio nel ciondolo visibile addosso a Joanna in una sua fotografia: è identico a quello indossato da Magda, e all’unico altro esemplare esistente che Magda regalò anni addietro alla sua amica del cuore Veronica, scomparsa da molto tempo.

Il ciondolo collega la sparizione di Veronica con l’omicidio di Joanna. Ma come ha fatto quest’ultima ad entrare in possesso di quel regalo? Che legame esisteva tra le due ragazze, una sparita (e forse morta) e l’altra uccisa? Questo è l’enigma, e intorno a questo ruota tutto il film.

La verità, che non intendiamo ovviamente raccontare, viene perseguita dal commissario di polizia Jacek (il bravo attore, ancora una volta polacco, Pawel Domagala), piuttosto imbranato, sempre molto compreso nel suo ruolo, ma comunque con evidenti tratti di bontà sotto la scorza a volte caricaturale del poliziotto duro e inflessibile. Col commissario si cimenta Magda, spesso fuori dagli schemi ma, come vuole un copione non molto originale, più efficace di quelli seguiti dalla polizia.

Nel corso delle indagini si incontra il ricco filantropo, molto apprezzato dalla comunità cittadina, Bruno Szeliga (l’attore Rafal Królikowski), avviato anche ad una carriera politica di rilievo, e sua moglie Barbara (l’attrice Dorota Segda), molto attenta alla rispettabilità sociale e all’agiatezza della vita concessale dal marito. Ci sono improbabili e imbroglioni rabdomanti, affascinanti veterinari, equivoci e sospetti collaboratori e imprenditori.

Una umanità di genere vario, per un film godibile, con una colonna sonora tradizionale ma adatta al carattere commedia/giallo della pellicola. Niente di trascendentale, ma nemmeno da accantonare con sufficienza: il film accompagna lo spettatore fino alla sua conclusione con piacevolezza.