Seguiamo sempre con molta attenzione le espressioni culturali che fanno i conti con la storia del proprio Paese, che inseriscono le trame, vere o inventate che siano, del racconto all’interno del contesto storico di un periodo complesso o controverso della propria nazione. Questo è il caso del film spagnolo Gun City (2018), diretto dal regista galiziano Dani de la Torre.
Il film va studiato spingendosi oltre i fatti della trama cinematografica, riguardando alla storia spagnola dei primi due decenni del Novecento, alla sua società che, pur avendo goduto del non coinvolgimento del Paese nella Prima Guerra Mondiale, vive i travagli e le esagerazioni degli anni Venti come in altri Stati europei.
Siamo nel 1921, a Barcellona. Da Madrid arriva un misterioso e fascinoso poliziotto, Aníbal Uriarte detto “il basco”, che va ad aggregarsi alla polizia locale. In quale quadro storico si svolgono delle vicende della pellicola? Gli anni sono turbolenti, le rivendicazioni sociali degli operai e civili delle donne sconvolgono il quieto vivere di Barcellona, scioperi e manifestazioni si susseguono ovunque in città, i sindacati ingaggiano un duro braccio di ferro con le proprietà padronali. La polizia s’ispira spesso solo alla violenza della repressione e alla tortura degli arrestati, mentre la corruzione del denaro e dei costumi sessuali conquista il cuore di alcuni ispettori e dei loro colleghi. Gli anarchici, davanti alla cupidigia della classe dirigente e alle violenze della polizia, conquistano sempre più seguaci tra i più giovani e gli operai, delusi dalla inconcludenza della strada legalitaria intrapresa dai sindacati ufficiali, e diventeranno sempre più pericolosi per l’ordine costituito.
In questo crogiuolo incendiario, un treno che trasporta casse di armi viene assalito e derubato: il film inizia proprio con l’assalto alla ferrovia. Un colpo che sconvolge la già sconquassata città, perché l’innesto in un tessuto così teso di una partita di armi destinate alle forze armate e rubate da non si sa chi, può avere un effetto davvero esplosivo. E l’esplosione avviene, con trame e intrighi che vanno ben oltre la consueta criminalità, oltre la consueta corruzione della polizia. Il gioco è più grande, e ruota tutto intorno al misterioso poliziotto Uriarte. Un gioco di provocazioni, di bassezze umane e di interessi nazionali.
Quanto detto merita una considerazione storica. L’anno 1921 è un anno chiave per la Spagna, l’anno di una delle più sanguinose sconfitte militari (il cosiddetto “disastro di Annual”), subìta nella guerra in Marocco per la conquista di ulteriori territori. Una guerra spietata e una sconfitta grave, con conseguenze politiche a Madrid che porteranno negli anni successivi all’allontanamento del re e all’avvento della repubblica. Nell’immediato, due anni dopo i fatti narrati nel film, a Madrid ci sarà un colpo di Stato militare guidato dal generale Miguel Primo de Rivera. Anche in questa prospettiva, molto si comprende seguendo attentamente le azioni e gli incontri del misterioso poliziotto.
Meritatissimi i tre Premi Goya ottenuti dal film nel 2019 per la miglior fotografia, la miglior scenografia, e i migliori costumi. La parte del misterioso poliziotto madrileno, protagonista principale del film, è affidata ad un bravo Luis Tosar. Paco Tous interpreta il capo dei sindacalisti, Michelle Jenner è sua figlia, Jaime Lorente è il capo degli anarchici, Manolo Solo è lo spregevole proprietario del locale implicato con la malavita, Vicente Romero Sánchez interpreta il corrotto ispettore di polizia, Adriana Torrebejano è la bella e intensa ballerina di cabaret. Tutti spagnoli.
