“Lei parla così tanto del mio presidente, il presidente Trump, come di una persona dal grande spirito umanitario. Anche lei ha un grande spirito umanitario, e lo apprezzo, la elogio e la ringrazio ancora”. Così parlò Steve Witkoff, inviato americano della Casa Bianca, a Vladimir Putin, nel corso di una delle sue tante visite al Cremlino, il 21 ottobre scorso. La sudditanza dell’amministrazione Trump verso la Russia di Putin ha trovato così il suo più impudico e servile epitaffio.

Il “grande spirito umanitario di Trump” sta cambiando la società americana, come del resto il “grande spirito umanitario di Putin” ha cambiato la politica europea, non esattamente come avrebbe potuto fare lo spirito umanitario di madre Teresa di Calcutta. La politica imperiale di Putin ci ha consegnato alcune lezioni che alcuni hanno appreso, altri per nulla.

A cavallo tra la fine del 2021 e gli inizi del 2022, oltre 190 mila soldati russi stazionavano in prossimità dei confini dell’Ucraina. Cosa ci stavano a fare? Risposero le autorità russe: svolgono le consuete manovre militari annuali. Una volta concluse le esercitazioni, gli oltre 190 mila soldati russi non tornarono a casa, rimasero lì. Ad esclusione degli americani (quelli di allora, non questi di oggi) e degli inglesi, tutti ritennero impossibile che la Russia volesse davvero invadere l’Ucraina. Sappiamo come è andata a finire.

Alcuni hanno imparato la lezione, altri invece continuano a elargire lezioni sull’innocenza della Russia e sul “grande spirito umanitario” del suo presidente. Tra coloro i quali hanno imparato la lezione del 2022 c’è il ministro della difesa italiano Guido Crosetto. In un’intervista alla rete inglese BBC News, il 18 ottobre scorso, Crosetto ha dichiarato: “La maggior parte del bilancio russo è ormai investita in armi e spese militari. Presto avranno un milione e mezzo di soldati. Se la guerra finisse domani, cosa farebbe Putin con un milione e mezzo di soldati?”.

Il ministro Crosetto si è fatto la stessa domanda che i più avvertiti si posero quattro anni e mezzo fa, sui 190 mila soldati russi ai confini dell’Ucraina. Quasi tutti sbagliarono la valutazione delle intenzioni russe, e gli ucraini hanno pagato, e continuano a pagare, un prezzo terribile. Se anche oggi sbagliamo, rincorrendo gli stolti e i prezzolati, questa volta il prezzo lo pagheremo direttamente noi.

Il “grande spirito umanitario” di Putin ha imposto alle democrazie europee la necessità di un aumento delle proprie spese militari, per non rimanere stritolate tra l’intimidazione russa e l’indifferenza americana. Questi sono i tempi duri che dobbiamo vivere.

Il marconista di bordo